Ormai solo un militare può sconfiggere Netanyahu: il peso delle forze armate sul voto (ildubbio.news)
Secondo i sondaggi il partito dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot sarebbe in vantaggio, ma anche un successo potrebbe non bastare per governare
A tre giorni dalle elezioni più importanti della storia recente di Israele, le prime dopo il 7 ottobre, i sondaggi disegnano un quadro politico incerto con Likud di Benjamin Netanyahu costretto a inseguire l’opposizione. Le ultime rilevazioni pubblicate dai media israeliani, tra cui Channel 12 e il quotidiano Maariv, registrano il partito Yashar! dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot in vantaggio, con una proiezione che oscilla tra i 22 e i 23 seggi alla Knesset, staccando il Likud fermo a circa 19-21 seggi.
Nelle preferenze dirette sul candidato più adatto a guidare il governo, Eisenkot consolida un distacco significativo sul Primo Ministro in carica. I dati aggregati evidenziano tuttavia una paralisi strutturale: il blocco fedele a Netanyahu si attesta tra i 48 e i 51 seggi, mentre la coalizione delle opposizioni si ferma tra i 53 e i 55 seggi, lasciando entrambi gli schieramenti al di sotto della maggioranza assoluta di 61 deputati necessaria per governare.
L’ascesa di Eisenkot riflette una costante strutturale per lo Stato ebraico fin dalla sua fondazione: il ruolo centrale delle forze armate, spesso trampolino di importanti carriere politiche. In una società in cui la fiducia popolare nei militari sfiora stabilmente l’80%, superando di gran lunga quella riposta nei governi, nei tribunali o tanto meno nei partiti politici, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) rappresentano la vera spina dorsale della vita civile e della coesione statale. Il servizio militare obbligatorio a coscrizione universale modella da sempre la psicologia dei cittadini e all’interno delle forze armate si formano le reti di contatti, le gerarchie di fiducia e le competenze strategiche che definiscono la classe dirigente.
La candidatura di Eisenkot si inserisce in questo solco e ricalca l’esperienza di Benny Gantz del 2019, ma si sviluppa in un contesto ancora più esasperato dalle conseguenze dei massacri del 7 ottobre delle guerre a Gaza, in Libano e con il “grande nemico” iraniano. Per i candidati con un passato nelle forze armate, il legame personale con il conflitto si traduce in una sorta di certificato di idoneità politica. Eisenkot incarna questa dolorosa sovrapposizione, avendo perso un figlio nell’esplosione di un tunnel di Hamas nella Striscia senza però aver mai tentato di strumentalizzare la propria tragedia familiare. Altri leader scelgono invece una linea comunicativa molto più esplicita, incentrata sull’azione diretta.
Anche il generale in pensione Noam Tibon, candidato con il partito centrista Yesh Atid di Yair Lapid può vantare grande esperienza sul campo, dopo il 7 ottobre è riuscito a salvare la propria famiglia dall’assalto dei miliziani di Hamas al kibbutz Nahal Oz, coordinando l’evacuazione di 400 residenti. Per contrastare l’ascesa elettorale dei generali ed evitare di pagare il prezzo politico dei fallimenti, Netanyahu ha impostato una contronarrazione che attribuisce le falle nella rete di sicurezza israeliana alla mancata prevenzione proprio ai vertici della sicurezza.
Il premier alimenta da mesi un duro braccio di ferro con l’attuale capo di stato maggiore Eyal Zamir, nominato nel marzo 2025 e ampiamente stimato dall’opinione pubblica. Attraverso ispezioni improvvise e contestazioni pubbliche, Netanyahu vuole mettere all’angolo i graduati, dipinti come un’élite autoreferenziale, a volte con toni complottisti, evocando l’esistenza di uno «Stato profondo». L’antagonismo si estende anche alle altre branche della sicurezza dello Stato, dove l’esecutivo ha promosso nomine vicine alla propria linea politica alla guida di Shin Bet e Mossad in aperto contrasto con i direttori precedenti.
Nel marzo 2025 Netanyahu ha promosso la rimozione di Ronen Bar, capo dello Shin Bet, accusandolo di aver perso la propria fiducia dopo il fallimento del 7 ottobre. La vicenda ha aperto un duro confronto istituzionale, anche per le indagini che coinvolgevano collaboratori del premier. Sul fronte del Mossad, invece, Netanyahu ha designato come successore di David Barnea, alla scadenza del mandato nel giugno 2026, il proprio segretario militare Roman Gofman.
Resta tuttavia da capire se il capitale di fiducia accumulato dai militari sia sufficiente a costruire una maggioranza parlamentare. La politica israeliana non si esaurisce infatti nella contrapposizione tra Netanyahu e i suoi avversari, né nella competizione tra una leadership civile indebolita e una classe dirigente proveniente dal mondo militare.
Il sistema elettorale proporzionale e il peso dei partiti religiosi e delle formazioni più radicali rendono decisivi gli accordi successivi al voto. Anche un eventuale successo di Yashar! potrebbe quindi tradursi in una vittoria incompleta, qualora Eisenkot non riuscisse a raccogliere il sostegno necessario per formare un esecutivo.