Prima sindaca di Marrakech e ora guida del paese nordafricano, la leader laica sta aprendo una nuova stagione di battaglie per la parità e l’emancipazione femminile nel paese
«Non sono un lampadario». La risposta della premier Fatima Ezzahra El Mansouri diventa virale (iodonna.it)
Il dito puntato contro i banchi dell’opposizione, gli occhiali scuri sul naso e il tono di chi non ha intenzione di indietreggiare di un solo millimetro. È diventato virale in poche ore il video in cui Fatima Ezzahra El Mansouri corregge con fermezza un deputato che l’aveva appena definita «Signor primo ministro» con quel «Signora primo ministro, prego» che ha acceso il dibattito politico in Marocco.
Uno scambio che ha mostrato, in un attimo, non solo il carattere della nuova guida del governo marocchino, ma anche la portata storica del suo incarico: El Mansouri è la prima donna a ricoprire questa carica nel paese nordafricano.
Fatima Ezzahra El Mansouri, la prima voce di donna nel parlamento di Rabat
Il battibecco televisivo, avvenuto durante una seduta parlamentare molto animata, si è trasformato immediatamente nel simbolo di un cambio d’epoca. Di fronte a lei c’erano i deputati del Partito della giustizia e dello sviluppo (Pjd), la forza politica di orientamento islamista moderato oggi all’opposizione. Con loro il confronto è aperto da tempo, alimentato da visioni profondamente distanti sul ruolo della donna nella società e sulla gestione della cosa pubblica.
La rivincita sulle donne “lampadari di casa”
Per comprendere bene, però, il senso della sfida lanciata da El Mansouri bisogna fare un salto indietro nel tempo, esattamente al 2014. All’epoca, l’allora leader del Pjd e capo del governo Abdelilah Benkirane aveva paragonato la figura femminile a un «lampadario che illumina la casa», un’immagine tradizionalista e sminuente che aveva fatto discutere a lungo. Questa volta, su quello stesso scranno di governo, c’era El Mansouri.
E quell’affermazione è stata rispedita al mittente con una replica che ha fatto il giro del web: «Io non sono un lampadario, ma un cervello, una coscienza, delle convinzioni e una battaglia». Nel suo intervento, la premier ha inoltre rivendicato con forza le radici culturali del Marocco, ricordando ai conservatori che l’Islam nel paese non è un’esclusiva del loro partito, ma un’eredità storica tramandata dagli antenati.
Chi è la donna delle prime volte
Nata a Ben Guerrir nel 1976 e cresciuta in una famiglia della borghesia locale, con un padre funzionario e diplomatico di rilievo, Fatima Ezzahra El Mansouri ha costruito una carriera solida prima di approdare ai vertici dello Stato. Di professione avvocato, ha conquistato velocemente la scena pubblica guadagnandosi un altro primato importante: è stata la prima sindaca di Marrakech, guidando la celebre città per due mandati.
Dal punto di vista politico milita nel Parti Authenticité et Modernité, il Partito dell’autenticità e della modernità, una formazione di ispirazione laica che punta forte sulla modernizzazione della società e che è risultata la più votata alle elezioni parlamentari, diventando il perno dell’attuale esecutivo di coalizione.
(I diritti e le sfide culturali aperte
Sui diritti delle donne la posizione di El Mansouri è osservata con grande attenzione. Fino ad ora non ha fatto di questo tema una bandiera elettorale esclusiva e resta ancora da capire quale sarà la sua linea definitiva su snodi cruciali come la riforma del diritto di famiglia, che regola i divorzi e l’eredità.
Si tratta di un codice già considerato tra i più avanzati della regione del Maghreb, l’area nordafricana che comprende Marocco, Tunisia e Algeria, dove la poligamia è stata fortemente limitata, ma che presenta ancora zone d’ombra in grado di penalizzare le ragazze. Ciò nonostante, con i suoi discorsi la premier ha iniziato a smontare decenni di retorica pubblica discriminatoria.
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Gli obiettivi concreti
Superata l’eco mediatica del discorso in parlamento, il governo guidato da El Mansouri si trova ora di fronte a una realtà complessa e a promesse economiche e sociali molto pesanti da mantenere. Certe e pianificate sono le scadenze internazionali: il Marocco sta infatti preparando l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2030, che ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. Tutto il resto, invece, appartiene al campo delle sfide aperte e dei risultati ancora da scrivere.
Il futuro del paese
La premier ha presentato un programma che unisce liberalismo e welfare. Tra gli obiettivi annunciati figurano la riduzione delle disuguaglianze e l’aumento dell’occupazione, un aspetto fondamentale in un paese dove la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e l’accesso a impieghi stabili restano una sfida aperta.
Resta inoltre aperta la questione della Moudawana, il codice di famiglia, la cui riforma riguarda temi delicati come divorzio, tutela dei minori ed eredità. Tra le priorità figura inoltre il potenziamento dei servizi sociali, dell’istruzione e delle misure di sostegno alle famiglie, interventi che incidono direttamente sulla qualità della vita delle donne. Completano il quadro la lotta alla corruzione e una delicata riforma delle pensioni.