Medici no vax, dietrofront o scontro. Anelli: «Il Senato ascolti Mattarella» (ildubbio.news)
Ecco come funzionerebbe (e come potrebbe saltare) la “sanatoria” per i professionisti radiati durante la pandemia che fa litigare la maggioranza
«Lancerei un appello ai senatori perché riflettano sull’invito di Sergio Mattarella: la sua autorevolezza è tale da imporre una rivalutazione sull’argomento a tutti i parlamentari». Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), è fiducioso: la norma che apre al reintegro dei camici bianchi no vax radiati durante la pandemia non passerà a Palazzo Madama. Non dopo il monito del Colle in merito. E quantomeno non nella versione confezionata alla Camera con il via libera risicatissimo della maggioranza.
A giurarlo, in queste ore, è anche la truppa dei senatori azzurri guidata dalla capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi, che dopo il voto a Montecitorio era insorta a nome della famiglia Berlusconi. E di quei deputati forzisti che avevano disertato il voto con il rischio – sventato dal soccorso dei vannacciani – di mandare sotto il governo.
Pomo della discordia, nella maggioranza, è l’articolo 8 infilato da Fratelli d’Italia nel ddl delega sulle professioni sanitarie. L’emendamento prevede che “il sanitario radiato dall’Albo per fatti non dolosi commessi nel periodo” del Covid possa “chiedere la reiscrizione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie”, con un’istanza di reiscrizione che “deve essere presentata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione”.
La sanatoria riguarderebbe una manciata di medici, meno di dieci, sanzionati nel corso della pandemia per aver diffuso teorie antiscientifiche. Il numero esatto dei paladini no vax è segretato per motivi di privacy, mentre è tristemente noto il numero di professionisti morti durante il Covid, sottolinea Anelli: si tratta di 384 medici, i cui nomi sono stati pubblicati sul sito della Fnomceo.
«Il vaccino ha prodotto una riduzione del numero dei decessi enorme, milioni di vite salvate, se fosse arrivato sei mesi prima quel dato sarebbe cambiato», evidenzia ancora il presidente. Il quale non si spiega perché bisognerebbe fare distinzione tra professionisti, offrendo una corsia privilegiata ai medici sanzionati per le loro posizioni contro la scienza. Che sono altra cosa rispetto ai colleghi sospesi per essersi sottratti all’obbligo vaccinale, che era requisito stesso per esercitare. In quel caso si trattava di una misura di legge e non di una misura deontologica, che si è applicata invece ai professionisti anti-vaccino.
Per questi ultimi la decisione finale sul reintegro rimarrebbe nelle mani della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, che è un organo di giurisdizione speciale istituito presso il Ministero della Salute, una sorta di “Corte d’appello” dei sanitari che dovrà eventualmente valutare caso per caso.
«A me pare che si crei una disparità fra cittadini, rispetto al fatto che ci sono alcune norme del codice che possono essere derogate e altre no», rilette ancora Anelli. Le regole deontologiche, infatti, dovrebbero valere per tutti. Per il no vax, quanto per il medico “colpevole” di negligenza che viene sanzionato sul piano penale o disciplinare e deontologico. E che, se radiato, può presentare domanda soltanto dopo 5 anni.
«Coglierei l’elemento positivo contenuto nelle parole del Presidente della Repubblica, cioè che le istituzioni devono essere oggi un baluardo per lo sviluppo della nostra società, perché il progresso scientifico si trasforma in progresso sociale. Ecco, questo parallelismo tra progresso scientifico e progresso sociale oggi lo devono fare le istituzioni. E se pongono dubbi su questo, si pone in dubbio lo sviluppo stesso della nostra società», conclude Anelli. Che allude all’intervento pronunciato ieri dal Capo dello Stato, per il quale «l’opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti», di fronte alla diffusione di «credenze irrazionali e fake news distruttive” che “inchiodano nella paura parti, sia pur piccole, di popolazione».
Il riferimento, all’’indomani del voto a voto a Montecitorio, non avrebbe potuto essere più chiaro. E d’altronde i dubbi del Colle erano già trapelati in estate, quando i meloniani aveva presentato in commissione l’emendamento poi approvato con appena 13 voti di scarto, di cui 8 dei vannacciani. Ora la moral suasion del Quirinale potrebbe convincere la maggioranza a modificare la norma al Senato, anche se FdI sembra intenzionata a mantenere il punto. Insieme a un pezzo della Lega, a partire da Claudio Borghi, promotore di un convegno dedicato alle “vittime dei vaccini” che si è tenuto al senato nella stessa giornata di mercoledì.
«Il diritto di esprimere opinioni, anche critiche, sulle scelte sanitarie è sacrosanto e nessuno intende metterlo in discussione. Altro discorso sono i doveri professionali e deontologici di chi indossa un camice. Non spetta al legislatore azzerare per legge, con un colpo di spugna, decisioni che competono agli ordini e che riguardano condotte individuali», ha già chiarito Craxi.
Che promette battaglia a Palazzo Madama per rivedere la norma. Qualora non si riuscisse a cancellare del tutto l’articolo 8, la via d’uscita potrebbe essere quella di affossare il ddl rinviandone la calendarizzazione. Anche perché questa volta, nell’Aula del Senato, di vannacciani pronti al soccorso non ce ne sarebbero. E lo strappo in tema di sanità, che non sarebbe neanche il primo, potrebbe consumarsi davvero.