A Napoli è finita la benzina, a Milano si trattiene il fiato in vista del prossimo sabato degli incappucciati. Il governo non risolve il problema del carburante ed è costretto a fare marcia indietro (grazie al Quirinale) sulle misure di sicurezza più opinabili. L’Italia – il Paese senza di Alberto Arbasino – sta messa sempre peggio.
Ma il quadro politico resta immobile. Diciamolo, perché non capita tutti i giorni di scriverlo: ha ragione Giuseppe Conte. Sì, stavolta l’avvocato ha detto parole condivisibili: «Facciamo presto le primarie». E anche il programma. Elly Schlein invece vuole tirarla in lungo, e ogni giorno c’è una scusa diversa: prima aveva detto aspettiamo che la Corte Costituzionale si pronunci su Melonellum, poi aspettiamo che i centristi si organizzino.
A parte che la convocazione delle primarie metterebbe fretta ai vari centrini, avvoltolati in vischiose rivalità, sapere chi guida questa strana carovana chiamata campo largo è ormai improcrastinabile. Politicamente la Consulta c’entra poco. Anche se, puta caso, dovesse abrogare la norma sulla indicazione del premier, cosa che secondo molti giuristi non succederà, un/a leader è indispensabile averlo/a subito. Le cose ormai sono chiare e non cambieranno: la disfida sarà tra Schlein e Conte.
La segretaria del Partito democratico è stata abile a radere al suolo la possibilità di un terzo nome, aiutata dal fatto che in realtà, tiratasi fuori Silvia Salis, un terzo nome non esiste. Schlein ha decespugliato tutto passando come un trattore persino sulla modesta proposta dei riformisti di lavorare per primarie a doppio turno così da consentire candidature altre rispetto alla sua.
Dall’altra parte c’è l’uomo di Volturara Appula che ha rifiutato proposte lusinghiere in cambio del ritiro dai gazebo perché sa che o vince o se perde comunque avrà allargato il consensi al Movimento: win-win, si dice. Anche per questo vuole sbrigarsi. Sa che Elly, forte nel partito, non è ancora fortissima nel Paese.
Ed è forse questa la ragione dell’andamento lento di Elly. Intuisce che oltre il suo popolo dem, e nemmeno tutto, ancora non parla a mondi decisivi della società: a pezzi di media e piccola borghesia, all’imprenditoria del Nord, ai meno abbienti del Mezzogiorno. Schlein è ancora una segretaria del centro Italia, la comfort zone sua e dei suoi collaboratori. Però non si possono aspettare i tempi di maturazione della segretaria del Pd. La verità è semplice: gli elettori del centrosinistra non ne possono più. È un sentimento umano, dopo mesi e mesi di chiacchiere. Ed è soprattutto un’urgenza politica, quella di decidere chi dovrà sfidare Giorgia Meloni.
In questo autunno assurdo fatto di vetrine rotte, bollette ai massimi, tir fermi, la coalizione che vorrebbe governare l’Italia ancora non ha nominato il capitano della squadra, e nemmeno messo a punto il modulo di gioco. Poi non ci si può meravigliare che la sensazione è che Fratelli d’Italia sia in ripresa malgrado la crisi del Paese, le proteste, i dati economici drammatici.
Fosse un’opposizione normale avanzerebbe da adesso la propria candidatura a governare. Invece si vuole aspettare ancora di decidere ciò che già si sarebbe dovuto decidere. Per motivi suoi, certo non per gli interessi dei cittadini, Conte ha ragione. Novembre basta e avanza per fare un programma comprensibile a tutti e per allestire i gazebo. Se Elly Schlein non capisce che è tempo di fermare la giostra dei nomi e delle tattiche si assume la responsabilità di tenere in ostaggio i cittadini che vorrebbero voltare pagina.
Che vorrebbero la benzina e le vetrine intatte.