La carta canta, i debiti pure. E sui social volano gli stracci fra Leonardo Maria Del Vecchio e il Fatto Quotidiano, mentre l’erede di Luxottica allarga il proprio impero editoriale e il giornale di Marco Travaglio gli dedica inchieste su affari, indebitamento e nomine.
L’ultima puntata è arrivata il 23 ottobre, con un articolo del Fatto sulle intercettazioni dei manager di Del Vecchio e la scelta dei direttori dei quotidiani del gruppo Qn (il Resto del Carlino, la Nazione, il Giorno), acquistato dall’imprenditore. Leonardo Maria non ha perso tempo e ha scelto X per contrattaccare, accusando il Fatto di portare avanti una “campagna diffamatoria” ai suoi danni.
Ma il bersaglio non è soltanto il quotidiano: l’imprenditore tira in ballo anche il suo direttore online, Peter Gomez, e le intercettazioni che, a suo dire, lo vedrebbero impegnato a trattare articoli su commissione per un grande gruppo, pronto poi a ricambiare il favore a suon di quattrini. Una controffensiva in piena regola, suggellata dall’epiteto “ratti del giornalismo” e da una foto di Marco Travaglio ritratto con le orecchie da Topolino.
IL NODO DEI DIRETTORI E LE INTERCETTAZIONI
L’articolo del 23 ottobre ricostruisce una conversazione del 4 maggio fra Marco Talarico, amministratore delegato di Lmdv, e Gabriele Benedetto, consigliere del gruppo e uomo vicino all’imprenditore. Al centro, la possibilità di portare Mario Orfeo alla direzione del gruppo Qn. Orfeo, all’epoca direttore di Repubblica, sarebbe stato una scelta utile anche sul piano politico, secondo le parole dei manager riportate dal Fatto: “E ci siamo messi la sinistra in mano? E se vince la Meloni gli diciamo che gli abbiamo preso Orfeo al guinzaglio?”.
Il quotidiano riferisce che le conversazioni sono contenute negli atti dell’inchiesta stralcio sull’estorsione ai danni di Del Vecchio, nell’ambito del caso Equalize, l’inchiesta milanese sul presunto sistema di dossieraggi illeciti attraverso accessi abusivi a banche dati riservate. L’erede Luxottica risulta vittima anche di una truffa aggravata; fra gli indagati figurano il suo storico tutor Mario Cella, l’ex spia Vincenzo De Marzio e l’hacker Samuele Calamucci.
Del Vecchio, Talarico e altri soggetti risultano invece imputati nel fascicolo principale per accesso abusivo a sistema informatico. Il Ros ha chiesto ulteriori approfondimenti sui rapporti fra Talarico e Benedetto. Nelle stesse intercettazioni, secondo il Fatto, Talarico avrebbe ammesso di aver bluffato con controparti e mercato, citando penali per 500 milioni e garanzie bancarie.
IL CONTO DEGLI AFFARI E LA REPLICA SUI DEBITI
La guerra, però, era cominciata prima, il 14 settembre, quando il Fatto aveva pubblicato un’inchiesta intitolata “I dolori del giovane Del Vecchio. I conti in tasca a Leonardo Maria: tanti affari, utili pochi, molti debiti”. Il giornale, riprendendo altre ricostruzioni di stampa, stimava l’indebitamento complessivo in 1,3 miliardi di euro. Lmdv Capital aveva contestato la cifra, sostenendo che, sommando esposizione personale, linee di credito societarie e posizioni garantite da beni reali, il totale fosse di 950 milioni.
Secondo il quotidiano, Del Vecchio dispone di affidamenti personali per circa 500 milioni presso Unicredit, mentre Lmdv Capital ha un finanziamento da 350 milioni con Crédit Agricole Indosuez, garantito dal portafoglio di investimenti. Il bilancio 2024 della società, approvato in ritardo e senza consolidato, riportava un utile netto di appena 31.917 euro e debiti per 358 milioni. Il Fatto metteva inoltre sotto la lente gli investimenti immobiliari e le operazioni finanziate a tassi elevati.
Il capitolo editoriale offre altri numeri. A fine 2025 Del Vecchio ha acquistato dalla famiglia Angelucci il 30% della società editrice del Giornale per 30 milioni di euro, una cifra che il Fatto giudica molto superiore al valore proporzionale della partecipazione. Per Qn, invece, l’operazione ha riguardato l’80% dell’editrice per 43,99 milioni, cui si sono aggiunti 10,78 milioni per la ricapitalizzazione, con 50 milioni prestati da Banco Bpm. La società arrivava da una perdita di 3,3 milioni nel 2025 e da un patrimonio netto negativo per 2 milioni.
LA SCINTILLA SOCIAL CON SELVAGGIA LUCARELLI
A dare ulteriore fuoco alla polemica ci ha pensato Selvaggia Lucarelli, firma del Fatto Quotidiano, che ha preso di mira Del Vecchio dopo la sua partecipazione al Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra. L’imprenditore parlava di giovani e lavoro, e la giornalista ne ha approfittato per spostare il focus sui disordini di Milano e liquidare il collegamento con una battuta al vetriolo: “I ragazzi che spaccano le vetrine del centro di Milano dopo questa intervista, una curiosa coincidenza”. Nella sua newsletter, poi, Lucarelli ha rincarato la dose, giudicando l’intervista un passo falso sul piano della comunicazione.
Del Vecchio ha risposto senza risparmiare colpi, cogliendo la provocazione di Lucarelli per rivendicare il proprio ingresso nell’editoria come un “dovere civico verso le generazioni future”, alle quali offrire una stampa diversa da quella che, a suo giudizio, vende “odio per un clic”, senza etica né morale. Poi l’affondo personale: secondo l’imprenditore, le opinioni della giornalista sono in vendita, ma lui non ha alcuna intenzione di comprare “spazzatura”. Una stoccata che, arrivando a una firma del giornale con cui è già ai ferri corti, ha finito per allargare ulteriormente il fronte dello scontro.
Il Fatto, intanto, continua a occuparsi dei conti e delle intercettazioni del gruppo. Del Vecchio risponde attaccando il giornale anche sul terreno finanziario: ha ricordato di aver investito oltre mezzo miliardo in Italia negli ultimi tre anni e ha ironizzato sui debiti multimilionari verso i fornitori di una testata quotata in Borsa, suggerendole di adottare come motto “Tanti affari, pochi utili, molti debiti”.
Per Del Vecchio, insomma, la guerra con il Fatto è soltanto l’ultimo fronte di una partita ben più affollata: tra i conti da far quadrare, le tensioni con i fratelli sulla cassaforte di famiglia e le ambizioni editoriali, le battaglie da combattere non mancano, dentro e fuori casa.