La guerra resta la questione irrisolta delle sinistra (corriere.it)
di Massimo Franco
La Nota
Lo aveva già detto. E ieri lo ha ribadito: «Sono convinto che il vero tema su cui dovremmo trovare una soluzione unitaria è l’Ucraina: al momento è quello che più sta preoccupando rispetto alle divisioni». Il problema è che le parole del presidente del Pd Stefano Bonaccini sono arrivate in un giorno sfortunato. Quasi in tempo reale, al Parlamento europeo il M5S ha votato insieme con l’estrema destra di Roberto Vannacci contro una risoluzione che denunciava gli attacchi russi all’Ue e nel Mar Nero.
L’episodio è passato in secondo piano, in un’Italia dominata dai controversi decreti sicurezza e dal tentativo del governo di placare la protesta di Tir e e agricoltori che blocca da giorni l’economia del Sud. Ma l’eco di quella votazione è arrivata da Bruxelles come la conferma di un compromesso sempre acrobatico tra il partito di Elly Schlein e quello di Giuseppe Conte: almeno sulla politica estera.
Il giro di vite sui vandalismi e sul carcere per i minorenni permette alle sinistre di concentrare le critiche sulla sicurezza e i camionisti. Quanto accade in Europa, tuttavia, ripropone una saldatura tra populismi di destra e di sinistra che rappresenta un elemento di imbarazzo. È vero che la risoluzione è stata approvata a larga maggioranza: a conferma che si tratta di formazioni estremiste per ora minoritarie. Il segnale per il «campo largo» rimane comunque preoccupante, come per quei settori governativi che non escludono una qualche intesa con FnV, il partito di Vannacci. La contraddizione risulta problematica soprattutto per il Pd, però.
L’eurodeputata Lia Quartapelle accusa i Cinque stelle di non volere «proteggere l’Europa. Preferiscono la Russia». E il senatore Filippo Sensi ha scritto: «Mi vergogno per loro, mentre Kiev viene bombardata», alludendo al M5S e commentando un post in cui l’eurodeputato del Pd Giorgio Gori registrava il voto con l’estrema destra. Il problema, però, è anche la non reazione dei vertici del Pd. Come se dessero per scontato che si può solo prendere atto della spaccatura su Ue e Ucraina, rispetto al maggiore alleato; e che «il vero tema» sollevato da Bonaccini si risolverà col tempo, senza forzare un chiarimento.
La cautela nasce da un timore fondato: se Schlein chiedesse a Conte di pronunciarsi con nettezza a favore di Kiev e degli aiuti militari europei, il patto in incubazione potrebbe complicarsi. Ma l’ombra della Russia difficilmente si dissolverà nei prossimi mesi. I centristi di Più Uno già avvertono che chi non sostiene l’Ucraina non può partecipare alle manifestazioni del 25 aprile sulla Liberazione. Insomma, un alone di ambiguità sulle alleanze internazionali continuerà a perseguitare le opposizioni come «la» questione irrisolta: esorcizzata eppure dirimente.