“Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci della nostra casa, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non c’è più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare l’attività”.

È l’editoriale che i giornalisti di Novaya Gazeta, per tre decenni la principale voce del giornalismo investigativo indipendente in Russia, non avrebbero mai voluto scrivere. Se lo hanno fatto, è perché la morsa del Cremlino era diventata ormai insostenibile, come spiegano loro stessi, ripercorrendo la storia di un giornale che, durante l’era Putin, ha visto sei dei suoi giornalisti assassinati.

“I nostri anni sono stati felici: pieni di creatività e speranze, lettori, amici, testi, film. A volte, questi anni sono stati disperatamente amari. Amari, perché è stato proprio durante il regno di questo regime, e non negli anni ’90 della criminalità organizzata, che i nostri colleghi sono stati uccisi per motivi politici, per aver adempiuto al loro dovere professionale e civico: Igor Domnikov, Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Stas Markelov, Anastasia Baburova, Natalya Estemirova”.

“Una trentina d’anni di vita insieme al paese e ai suoi cittadini finiranno per noi per strada, senza mezzi di sussistenza, sotto la costante minaccia della repressione”, si legge nell’editoriale, pubblicato il giorno dopo l’avviso di sfratto dalla sede in Potapovsky Lane, nel centro di Mosca, che ospitava anche il Museo di Anna Politkovskaya, nell’ex ufficio della giornalista.

È l’ultimo atto di un disegno repressivo che, negli ultimi cinque anni, ha portato alla chiusura forzata – o alla sospensione delle attività all’interno della Russia – di almeno trenta importanti testate giornalistiche e organi d’informazione indipendenti, a cui si aggiunge il blocco di centinaia di altri siti di notizie ed emittenti. Novaya Gazeta è stato un obiettivo sin dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022, quando le autorità russe bloccarono il sito del giornale revocandone la registrazione; poi, a settembre del 2026, è arrivato l’inserimento nella lista degli “agenti stranieri”.

Contemporaneamente alla lettera di sfratto – raccontano i giornalisti – le autorità e i servizi russi “hanno disattivato il sistema di donazioni che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di qualsiasi fonte di finanziamento. Completamente”, denuncia il giornale. E ancora: “Si tratta di un’operazione coordinata. Nessuno si lascerà convincere dalla giustificazione delle banche secondo cui agiscono in base a regole aziendali interne. Si tratta di regole esterne, stabilite dall’apparato statale repressivo, da funzionari dell’Fsb che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il paese come una loro proprietà”.

Niccolò Pianciola, professore di Storia dell’Asia all’Università di Padova e membro del consiglio direttivo di Memorial Italia, associazione italiana legata al network di Memorial (la celebre organizzazione non governativa russa), commenta per HuffPost una notizia che in molti – purtroppo – temevano.

“Novaja Gazeta rappresentava una Russia capace di interrogare il potere e denunciare la corruzione e la violenza dello Stato. Era una comunità professionale e civile che aveva pagato la propria indipendenza anche con la vita dei suoi giornalisti, fra cui Anna Politkovskaja. La sua chiusura forzata cancella uno degli ultimi luoghi in cui questa tradizione sopravviveva dentro il paese. Il ruolo dei servizi di sicurezza in questa vicenda mostra chiaramente la funzione dell’Fsb come polizia politica del regime di Putin. È un ulteriore passo nella distruzione dello spazio pubblico autonomo, che si può ormai considerare completa: è chiaro che a partire dall’inizio della guerra su larga scala contro l’Ucraina il potere vuole impedire non soltanto il dissenso, ma anche la documentazione dei fatti su cui potrebbe fondarsi”.

Di “dittatura militare” parlano apertamente i giornalisti della testata, sottoposti in questi anni a una pressione sempre più insostenibile. “Questa non è solo la nostra storia personale. È la storia di un paese e di una società che vengono annientati esattamente allo stesso modo”.

“A compiere tutto questo sono l’Fsb, il ministero della Giustizia, la Procura e altri che hanno privatizzato lo Stato e usurpato il potere. Non si tratta di risentimento sovietico; sotto questa copertura è stata praticamente instaurata una dittatura militare”, denuncia il giornale. “I diritti umani e le libertà sono stati eliminati nel paese, e la loro tutela è stata equiparata a un reato. Le elezioni e gli organi eletti sono stati di fatto eliminati. Le istituzioni pubbliche sono state smantellate. La libertà di coscienza e la dignità umana sono state calpestate. La vita privata è stata stravolta da mani sporche. L’articolo 29 della Costituzione, secondo cui ‘la censura è vietata’, non suona forse oggi come una beffa? I tribunali sono stati distrutti, insieme alla legge e allo Stato di diritto. Avere le proprie convinzioni è ora considerato tradimento”, si legge ancora.

Quindi l’amara conclusione: “Il tradimento è quando uno Stato tradisce la propria Costituzione. E questo tradimento è un crimine in corso, che si sta svolgendo proprio ora sotto gli occhi del mondo intero. L’assassinio di Novaya Gazeta ne è un’ulteriore prova. In tutti questi anni abbiamo scritto proprio di questo. Finché abbiamo potuto. Ecco perché l’abbiamo chiusa. Grazie a tutti coloro che ci hanno ascoltato”.

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina gran parte dello staff del giornale si era spostata in Lettonia e aveva lanciato Novaya Gazeta Europe.

La sua attività proseguirà. “Novaya Gazeta Europe è stata fondata nell’aprile 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina avvenuta sei settimane prima e alla conseguente introduzione della censura di guerra che ha costretto la maggior parte dei redattori e dei giornalisti di Novaya Gazeta a lasciare il paese. Con sede a Riga, capitale della Lettonia, Novaya Gazeta Europe intende portare avanti l’eredità di Novaya Gazeta, che da oltre 30 anni è uno dei nomi più autorevoli del giornalismo indipendente russo”.

La fine di Novaya Gazeta in Russia segue quella dell’Echo di Mosca, storica radio e portale web chiusi su ordine della Procura generale dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Nello stesso anno è stata costretta a interrompere le trasmissioni TV Rain, emittente televisiva indipendente oscurata da Roskomnadzor per “violazione delle leggi sulla censura militare”. L’anno prima – mentre il Cremlino già preparava le sue manovre per l’assalto su larga scala dell’Ucraina – era stata la volta di Proekt (primo media investigativo a essere dichiarato formalmente “organizzazione indesiderabile”, rendendo illegale qualsiasi attività), MBKh Media, Open Media, VTimes e così via.

“Il giornalismo indipendente russo non è scomparso, ma è stato in larga parte costretto all’esilio”, sottolinea Pianciola. “Testate come Meduza, Mediazona, Dožd’ e Novaja Gazeta Europa continuano a informare e a produrre inchieste, cercando di raggiungere anche il pubblico in Russia attraverso le barriere della censura. Dentro il paese restano giornalisti coraggiosi, con margini di lavoro sempre più stretti e rischi personali enormi. La repressione ha spezzato soprattutto il rapporto quotidiano tra le redazioni, le loro fonti e i loro lettori: sopravvive un giornalismo di valore, ma è sempre più difficile farlo arrivare alla società di cui racconta la vita, per non parlare, naturalmente, di un’informazione corretta sull’aggressione all’Ucraina”.