Una revisione retroattiva delle procedure di naturalizzazione concesse negli ultimi trentasei anni negli Stati Uniti, senza distinzione di rango o appartenenza politica. È la proposta lanciata dal deputato repubblicano della Florida Randy Fine durante un’intervista all’emittente NewsNation, originata dal tentativo di promuovere l’espulsione dalla Camera e la successiva deportazione della deputata democratica di origine somala Ilhan Omar.
Secondo il parlamentare conservatore, chiunque abbia fornito informazioni false nelle pratiche per l’ottenimento della cittadinanza americana dovrebbe subire la denaturalizzazione e, ove possibile, l’espulsione dal territorio nazionale.
La proposta di audit retroattivo e il caso di Ilhan Omar
L’origine dell’iniziativa risiede nelle accuse rivolte a Ilhan Omar, al centro di polemiche e rilievi legati alla regolarità della documentazione presentata decenni fa al suo arrivo negli Stati Uniti. Rispondendo alle idomande della conduttrice Nichole Berlie, Fine ha sostenuto la necessità di risalire fino alle pratiche registrate a partire dal 1990 per smantellare presunti sistemi irregolari. Nella ricostruzione del deputato, le presunte frodi documentali non rappresenterebbero casi isolati, ma un fenomeno endemico che avrebbe distorto l’accesso alla cittadinanza in diverse comunità locali, a partire dal Minnesota.
Da Elon Musk a Melania Trump: lo scrutinio sui profili illustri
Incalzato sui possibili riflessi di un audit così esteso su figure di primo piano vicine alla politica e all’amministrazione, il rappresentante del GOP ha ribadito l’assenza di eccezioni. Interpellato specificamente sulle posizioni della First Lady Melania Trump, giunta negli USA con un visto EB-1 per capacità straordinarie, noto informalmente come “visto Einstein” e del magnate Elon Musk, naturalizzati rispettivamente nel 2006 e nel 2002, Fine ha confermato la propria linea d’indirizzo generale.
“Penso che chiunque non sia stato onesto nella documentazione sull’immigrazione [debba essere perseguito]. Non so nulla delle circostanze della prima signora o di Musk. Non so se ci sia mai stata un’accusa nei loro confronti. Ci sono state però accuse riguardanti i problemi di cittadinanza di Ilhan Omar che risalgono a 10 anni fa e che la gente si è rifiutata di esaminare, provenienti anche dalla stessa comunità somala. Credo che chiunque abbia mentito sui propri documenti per diventare cittadino debba subire la revoca della cittadinanza ed essere deportato.”
Il contesto storico della denaturalizzazione negli Stati Uniti
La revoca della cittadinanza negli Stati Uniti è un istituto giuridico eccezionale, regolato dall’Immigration and Nationality Act del 1952. Storicamente, la misura è stata applicata in casi estremi: dai criminali di guerra nazisti che avevano occultato il proprio passato dopo la Seconda Guerra Mondiale fino a individui coinvolti in atti di terrorismo o frodi finanziarie di eccezionale gravità.
I dati del Dipartimento di Giustizia mostrano che tra il 1990 e il 2017 le cause civili di denaturalizzazione si sono attestate su una media di appena 11 casi all’anno. Una quota minima se confrontata con gli oltre 24 milioni di cittadini americani naturalizzati attualmente residenti nel Paese. Un audit sistematico su un arco temporale di oltre trent’anni segnerebbe dunque una svolta senza precedenti per scala e metodo.