La strada italiana ai vaccini (corriere.it)
di Telmo Pievani * e Rino Rappuoli**
Come ogni autunno sono cominciate le campagne vaccinali: una strategia di prevenzione e protezione contro gli agenti patogeni essenziale per tutta la popolazione e in particolare per i soggetti più fragili.
L’idea è semplice e risale al Settecento: sfruttare le capacità naturali del nostro sistema immunitario di combattere le infezioni. In parallelo, non si placa però un’altra epidemia: quella delle false notizie, prive di qualsiasi fondamento scientifico, su presunti effetti negativi di massa della vaccinazione. Sotto i riflettori degli scettici sono spesso gli adiuvanti, che vengono aggiunti al vaccino per favorirne la stabilità e l’efficacia. Questa disinformazione porta molte famiglie a esitare e a mettere così a rischio la salute dei figli e dei fragili, come abbiamo visto in casi di cronaca recenti.
In realtà, pochi ricordano che l’introduzione degli adiuvanti è una straordinaria storia di innovazione nella vaccinologia e ancora oggi sono una tecnologia all’avanguardia. Ed è una storia molto italiana. Nel 1924 fu scoperto che i vaccini contro la difterite e il tetano sarebbero stati più efficaci se iniettati insieme a sali di alluminio, che furono chiamati «adiuvanti» per la loro proprietà di aiutare e prolungare la risposta immunitaria. Nel Novecento furono usati soprattutto per i vaccini pediatrici.
Nel frattempo, gli immunologi scoprirono adiuvanti assai più potenti, a base di oli minerali, che funzionavano bene nei modelli animali, ma non nell’uomo, perché causavano troppe reazioni avverse. La svolta avvenne quando si capì che si potevano usare oli già prodotti dal metabolismo del corpo umano, che potevano essere somministrati in emulsioni di «olio in acqua» in cui la sostanza oleosa è circondata da goccioline d’acqua tenute insieme da detergenti.
Una di queste emulsioni, chiamata MF59, fu adottata per la prima volta nel nostro paese negli anni Novanta, in prove cliniche per aumentare la potenza del vaccino influenzale stagionale, presso l’ex Istituto Sieroterapico «Achille Sclavo» di Siena, a quel tempo parte di Chiron corporation.
La ricerca
Ora con l’introduzione della genomica, delle proteine ingegnerizzate e di piattaforme innovative come i vaccini rapidi a mRNA si aprono nuove prospettive
Il vaccino italiano con adiuvante dimostrò immediatamente di essere superiore al vaccino influenzale tradizionale e dopo una serie di altri test sperimentali fu registrato in Italia nel 1997. MF59 fu il primo adiuvante per un vaccino ufficializzato per uso umano dopo il 1924.
I risultati furono subito eclatanti: i vaccini tradizionali contro l’influenza aviaria H5N1 non funzionavano affatto senza l’aggiunta di adiuvante e nei bambini l’adiuvante al vaccino tradizionale raddoppiava l’efficacia dal 40 all’80%. La registrazione in Europa arrivò nel 2000 e poi fu la volta degli Stati Uniti, dove il nuovo vaccino italiano risultava però talmente innovativo che non sapevano come trattarlo.
L’allora direttore della Food and Drug Admistration dei vaccini rispose che i dati erano molto interessanti, ma che la FDA (nata negli anni Sessanta) non aveva la minima idea di come registrare un adiuvante. Gli scienziati italiani furono quindi invitati a tenere seminari negli Stati Uniti sugli adiuvanti e sulla loro capacità di migliorare i vaccini. Era l’inizio di una nuova epoca nella storia della vaccinazione e nei primi anni Duemila si aggiunsero diversi nuovi vaccini con adiuvanti.
Dopo un secolo di ricerca, oggi gli adiuvanti sono una componente fondamentale dei vaccini contro le malattie infettive e garantiscono i massimi standard di sicurezza. Sono innumerevoli le molecole con proprietà adiuvante che vengono studiate in tutto il mondo per continuare a migliorare l’efficacia dei vaccini esistenti e futuri.
In un’epoca in cui le epidemie e le pandemie saranno sempre più frequenti, anche a causa dei cambiamenti ecologici in atto, i vaccini sono uno strumento salvavita e di salute pubblica cruciale. Là fuori ci sono almeno trenta famiglie di virus potenzialmente pericolosi, ai quali si aggiunge la preoccupante evoluzione di numerosi batteri che resistono a tutti gli antibiotici noti e che stanno causando un numero crescente di decessi. La prevenzione diventa determinante.
Il prossimo obiettivo sarà riuscire a creare un vaccino per agenti patogeni pandemici in cento giorni, per ridurre il più possibile le vittime dopo l’esplosione dell’infezione. Negli ultimi anni lo sviluppo di vaccini è stato letteralmente rivoluzionato dall’introduzione della genomica, delle proteine ingegnerizzate e di nuove piattaforme innovative come i vaccini rapidi a mRNA. L’avventura della ricerca continua. La fiducia nella scienza è un patrimonio da tutelare con cura, perché da essa dipende il futuro della nostra specie.
* filosofo della scienza ed evoluzionista
** microbiologo e immunologo