Zelensky è arrivato martedì a Oslo per incontrare il premier Jonas Gahr Støre, il presidente finlandese Alexander Stubb e l’inviato americano Steve Witkoff, presente di persona, mentre Jared Kushner dovrebbe collegarsi da remoto per una presunta indisposizione. In programma un bilaterale con Witkoff, un trilaterale con Stubb e Støre, e un incontro allargato.
Sul tavolo anche il rafforzamento della difesa aerea e la produzione congiunta di armamenti, oltre alla situazione nella regione occupata di Kherson, dove secondo Zelensky, che ha incontrato anche il re di Norvegia Haakon, la condizione della popolazione resta “semplicemente terribile”. Attesi al summit anche rappresentanti di Regno Unito, Germania, Francia e Polonia, insieme a un inviato di von der Leyen per la Commissione europea e uno della Nato.
Trump torna all’attacco
Trump, il giorno prima dell’incontro, ha rincarato le critiche al leader ucraino. Rispondendo lunedì alle accuse di aver recentemente allentato le sanzioni contro Mosca, il presidente americano ha detto ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca che Zelensky “non sa di cosa sta parlando” e “avrebbe dovuto chiudere questa guerra molto tempo fa”, rilanciando la richiesta di un cambio alla guida di Kyiv: “Penso sia ora che qualcun altro negozi per l’Ucraina. Se mi avesse ascoltato, avrebbe fatto un accordo molto migliore tempo fa”. Trump ha anche annunciato un possibile incontro con Putin e Xi Jinping per discutere la fine della guerra, un vertice che secondo alcune indiscrezioni potrebbe tenersi senza Zelensky: “Farei qualsiasi cosa per fermare questa guerra, che ci sia qualcuno presente o no”.
Le tensioni tra i due si sono inasprite dopo l’accordo a sorpresa sul diesel tra Stati Uniti e Russia annunciato il 9 ottobre, seguito da uno scambio pubblico sempre più acceso. Trump sostiene che Zelensky “non vuole finire questa guerra, e probabilmente non l’ha mai voluto”, rifiutandosi di condannare il Cremlino per gli attacchi contro le infrastrutture ucraine. Zelensky, dal canto suo, ha definito in un’intervista alla NBC un eventuale allineamento con Putin “un errore storico”, mentre a Kyiv cresce il sospetto che Washington stia bloccando le consegne di missili Patriot pagati dagli alleati e tagliando l’intelligence sugli attacchi russi.
La disputa su Starlink
A complicare ulteriormente i rapporti, la settimana scorsa Zelensky aveva già puntato il dito contro gli Stati Uniti per le restrizioni all’accesso allo Starshield, il sistema satellitare di SpaceX cruciale per la difesa ucraina: “Nessuna spiegazione è stata fornita all’Ucraina”, ha detto lunedì. Elon Musk ha scaricato la colpa su Trump e sul governo americano, “in ultima istanza responsabili” di eventuali rallentamenti, mentre Rubio ha negato ogni responsabilità e Bessent ha invitato Zelensky a “essere più cauto con affermazioni non vere”. Trump stesso ha detto di non sapere chi abbia limitato il servizio, “ma mi piacerebbe scoprirlo”.
Russia, raid anche a ovest
Il viceministro dell’Energia Artem Nekrasov ha riferito che raid russi hanno colpito martedì impianti nella regione centrale di Kirovohrad e in quelle occidentali di Zhytomyr, Leopoli, Rivne, Ternopil e Khmelnytskyi, oltre che a Odesa, lasciando alcuni utenti senza elettricità. La società energetica DTEK ha segnalato un attacco notturno contro tre propri impianti a Odesa, con 32.700 famiglie rimaste al buio. Domenica Zelensky aveva già denunciato 76 attacchi russi al settore energetico nell’ultima settimana, proprio da quando Trump aveva annunciato lo stop ai raid sulle infrastrutture. Kyiv dice di rispettare quella tregua, ma chiede agli alleati i missili per intercettare quelli balistici russi usati per colpire la rete elettrica.