La resistibile ascesa di Arturo Ui è un dramma del 1941 di Bertolt Brecht. Il drammaturgo lo scrisse mentre stava in Finlandia in attesa del visto per gli Usa. Il dramma racconta la storia dell’ascesa di Arturo Ui, un immaginario gangster della Chicago degli anni Trenta e i suoi tentativi di controllare il racket dei cavolfiori eliminando senza pietà i suoi concorrenti.
In verità Brecht voleva rappresentare la resistibile ascesa di Hitler e del nazismo, ma la sua opera potrebbe essere attuale anche oggi per descrivere e denunciare quanto sta accadendo, sotto i nostri occhi sempre meno increduli e sempre più sbarrati per l’orrore, in quel grande Paese al tempo dell’Amministrazione di Donald Trump.
Alla Casa bianca si è insediata una banda di gangster e Trump ne è il capo. Solo un bandito poteva compiere – dopo una lunga serie di misfatti – il tradimento perpetrato contro il popolo ucraino. Se i democratici non fossero obnubilati dalla scoperta tardiva del socialismo dovrebbero – in occasione delle elezioni di midterm – tappezzare le città con un manifesto contenente una grande foto di Trump con la scritta ‘’Wanted for treason’’ e magari con l’indicazione di una taglia dead or alive. Trump non si merita altro.
Per un quantitativo di gasolio russo sufficiente per qualche giorno al fabbisogno americano, Trump ha ridotto (non si sa in quale misura) le sanzioni al regime di Putin. Ma soprattutto ha avviato un processo per l’abbandono dell’Ucraina al suo destino, dimostrando una volta di più quale era stato lo “spirito di Anchorage” e quali affidamenti Trump aveva fornito al suo compagno di merende, tanto da consentire a Putin di rivendicare quelle promesse, sottraendosi ad ogni negoziato.
Che la crisi energetica debba essere ricondotta ai bombardamenti degli ucraini sui depositi russi e che Zelenzky sia responsabile delle difficoltà dei contadini dello Iowa negli approvvigionamenti di gasolio sono tentativi disperati di Trump per nascondere la sua enorme coda di paglia. Perché nei guai ci si è messo da solo e si è portato appresso tutto il mondo. Lungi da noi l’intenzione di difendere l’Iran e di criticare, in nome di un diritto internazionale ad usum degli Stati canaglia, le azioni militari degli Usa e di Israele, non possiamo non rilevare che le guerre si fanno per vincere e non per perdere.
Trump ha delle gravi responsabilità nell’aver sottovalutato l’avversario e non aver capito che la guerra poteva essere vinta soltanto sul terreno con un dispiego di forze e di risorse che gli Usa non erano in grado di permettersi. Così gli ayatollah e i loro manutengoli bloccando gli stretti hanno bloccato le arterie giugulari dell’Occidente e non solo. Trump porta anche gran parte della responsabilità degli stermini di massa dei giovani che si erano ribellati contro il regime, i quali, invitati a ribellarsi da Trump in attesa dell’arrivo “dei nostri”, alla fine si erano ritrovati soli, mentre i sopravvissuti sono in fila davanti alle forche.
Ma il gesto più ignobile è quello di attribuire a Zelensky il ruolo di chi si oppone alla pace, al punto di invitarlo a farsi da parte. Questa scomunica cade in un contesto europeo in cui l’opinione pubblica sarebbe disposta ad ogni nefandezza pur di pagare la benzina qualche centesimo in meno. Sono presenti in tutti i paesi dell’Unione forze politiche che non vedono l’ora di lasciare l’Ucraina disarmata e costretta alla resa e che potrebbero l’anno prossimo vincere le elezioni.
È del tutto evidente che l’azione del the Donald fornisce a queste posizioni un sostegno impareggiabile: “perché fare sacrifici e centellinare il petrolio e il gas, se la Russia ce li venderebbe a prezzi scontati? Se lo fa Trump, perché non farlo anche noi?”. Il terreno intorno all’Ucraina è divenuto simile a quello della Terra dei fuochi, inquinato dalle discariche di rifiuti di malafede, viltà e opportunismo, che induce le avanguardie pacifiste a diffondere la sharia del “palestinismo”, mentre nessuno protesta contro la Russia che sta perdendo la guerra tra gli eserciti e si sfoga ormai soltanto contro la popolazione civile ucraina, bombardando le abitazioni, i supermercati, i bus, le scuole, gli ospedali e le infrastrutture.
L’Europa si trova ad un appuntamento con la storia. Come ha scritto Gabriel Garcia Marquez, chi ha vissuto cento anni di solitudine non avrà un’altra occasione.