Donald Trump h affermato di essersi pentito delle nomine dei tre giudici che lui stesso ha scelto per la Corte Suprema durante il primo mandato. In una lunga intervista a TIME, il presidente americano ha criticato apertamente i magistrati Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, accusandoli di aver votato contro di lui “troppo spesso”.
L’attacco ai giudici
“Li ho messi lì”, ha detto Trump, lamentando di aver dato loro “la posizione di una vita” salvo poi averli visti pronunciarsi contro le sue politiche in diverse occasioni. Il presidente ha citato in particolare alcune recenti decisioni della Corte, tra cui quelle sulle tariffe e sulle iniziative dell’amministrazione in materia di diritto di voto. Trump ha anche parlato di “lealtà”, prima di precisare, sollecitato dagli intervistatori, che dai giudici non pretende fedeltà personale ma “buone decisioni”.
La grazia per i fedelissimi e la minaccia al NYT
Il concetto di lealtà torna anche quando Trump parla del possibile futuro politico della sua amministrazione. Se i Democratici dovessero conquistare la Camera alle elezioni di metà mandato, il presidente prevede che potrebbero avviare indagini nei confronti della sua amministrazione. Alla domanda di se prenderebbe in considerazione la possibilità di concedere la grazia ai propri collaboratori prima della fine del mandato, Trump ha risposto: “Sì, certo che lo farei”. Ha quindi fatto riferimento alle grazie concesse dall’ex presidente Joe Biden, presentandole come precedente per una simile decisione.
Durante l’intervista, il leader USA ha parlato anche dei suoi ultimi scontri con la stampa. Trump ha attaccato nuovamente Kaitlan Collins, corrispondente della CNN alla Casa Bianca, lamentando quello che considera un atteggiamento sistematicamente negativo nei suoi confronti. Ha inoltre lasciato intendere che anche il New York Times potrebbe presto essere escluso dalla copertura della residenza presidenziale, dopo le restrizioni già imposte ad altre testate.
La questione iraniana e la stoccata finale
Sul fronte internazionale, Trump è tornato invece sulla guerra con l’Iran, sostenendo di aver rispettato i tempi che aveva inizialmente indicato, nonostante il conflitto si sia protratto molto più a lungo delle prime previsioni.
Il presidente afferma che la durata maggiore è stata in parte una scelta deliberata, perché intendeva “andare oltre” nelle operazioni militari. Le sue dichiarazioni arrivano mentre resta aperta la possibilità di ulteriori azioni contro Teheran dopo le elezioni di metà mandato.
L’intervista si è infine chiusa in modo brusco, con il leader statunitense che ha accusato i suoi interlocutori di non avergli posto “una sola fo***ta domanda positiva”. Una frase che mette in evidenza quanto Trump interpreti domande, controlli parlamentari e sentenze sfavorevoli come attacchi contro la sua persona.