A quasi vent’anni dalla distruzione dei filmati degli interrogatori della CIA, iniziano a emergere i verbali dell’inchiesta penale che si concluse senza incriminazioni. Una causa del New York Times per l’accesso agli atti ha portato alla pubblicazione delle prime 38 pagine di interrogatori dell’FBI a funzionari dell’Agenzia, raccolti nell’ambito dell’indagine guidata dal procuratore John Durham.
In uno dei documenti, un ex capostazione della CIA che nel 2005 aveva spinto per eliminare le registrazioni disse agli investigatori di non voler lasciare “un pasticcio” al proprio successore e di considerarsi impegnato a “sistemare diverse questioni rimaste aperte”.
Un altro interrogatorio riguarda l’ex vicedirettore Stephen Kappes, secondo il quale ai vertici dell’Agenzia esisteva la volontà di distruggere i video per ragioni “politiche”; Kappes disse inoltre di non ricordare discussioni sul fatto che la loro eliminazione potesse essere illegale.
Novantadue video distrutti
I filmati documentavano gli interrogatori di detenuti sottoposti nei siti segreti della CIA a tecniche come waterboarding, privazione del sonno, posizioni dolorose e confinamento in spazi ridotti. In totale furono distrutte 92 registrazioni. La decisione venne presa nel 2005 nonostante all’interno dell’amministrazione fossero già stati sollevati dubbi sull’opportunità di eliminarle e nonostante commissioni congressuali e tribunali stessero cercando documentazione sugli interrogatori.
Quando la distruzione divenne pubblica nel 2007, il Dipartimento di Giustizia aprì un’indagine e nel gennaio 2008 affidò il caso a Durham. Due anni dopo il procuratore stabilì di non presentare accuse per la cancellazione dei video. L’inchiesta fu poi ampliata dall’amministrazione Obama per verificare se gli interrogatori avessero superato perfino i limiti fissati nei controversi pareri legali con cui il Dipartimento di Giustizia dell’era Bush aveva autorizzato alcune tecniche.
Durham esaminò il possibile coinvolgimento della CIA nel trattamento di 101 detenuti e raccomandò un’indagine penale completa soltanto per due morti: quelle di Gul Rahman, deceduto nel 2002 dopo essere stato lasciato incatenato al freddo in una prigione segreta in Afghanistan, e Manadel al-Jamadi, morto ad Abu Ghraib nel 2003. Nel 2012 anche quelle indagini furono chiuse senza accuse: secondo il procuratore generale Eric Holder, le prove ammissibili non sarebbero state sufficienti per ottenere una condanna oltre ogni ragionevole dubbio.
In arrivo altre 1.900 pagine
La pubblicazione potrebbe ora permettere di capire meglio come gli investigatori arrivarono a quelle conclusioni. Il primo lotto comprendeva circa cento pagine, ma una sessantina sono state trattenute integralmente e quelle rese pubbliche contengono numerosi omissis.
Nei prossimi mesi dovrebbero essere esaminati e pubblicati progressivamente circa 1.900 fogli di verbali FBI. Il New York Times combatte da oltre un decennio per ottenere questi documenti: una prima causa risale al 2014, mentre una nuova azione è stata avviata nel 2022 dopo la modifica delle regole federali sulla trasparenza. Ancora nel 2024 un giudice aveva consentito al Dipartimento di Giustizia di mantenere segreti i rapporti conclusivi di Durham.
Le carte non riscrivono ancora la storia del programma, già ricostruito in parte dall’inchiesta del Senato pubblicata nel 2014, ma aggiungono per la prima volta la voce diretta di molti funzionari interrogati dall’FBI. Potrebbero soprattutto aiutare a rispondere alla domanda rimasta aperta da allora: come fu possibile che un’indagine sulla distruzione delle prove e su abusi che comprendevano anche due morti si chiudesse senza alcuna incriminazione.