Il giornalista e commentatore politico russo Aleksandr Nevzorov, da anni oppositore del Cremlino e della guerra in Ucraina, è stato inserito nell’elenco dei terroristi e degli estremisti di Rosfinmonitoring, l’agenzia federale russa incaricata del controllo dei flussi finanziari e del contrasto al finanziamento del terrorismo. La decisione, resa nota oggi, costituisce un ulteriore provvedimento nei confronti del giornalista, già condannato in contumacia e ricercato dalle autorità russe.

Nato a Leningrado nel 1958, Nevzorov è uno dei personaggi più conosciuti e controversi del giornalismo russo. Raggiunse la notorietà negli ultimi anni dell’Unione Sovietica grazie al programma televisivo «600 secondi», diventando successivamente deputato della Duma e assumendo nel corso della propria carriera posizioni politiche differenti. In passato ebbe anche rapporti con l’establishment russo, fino a figurare nel 2012 tra i sostenitori della candidatura presidenziale di Vladimir Putin. Negli anni successivi si è progressivamente allontanato dal Cremlino, diventando uno dei suoi critici più duri.

La rottura si è accentuata dopo l’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. Nevzorov ha condannato apertamente l’intervento militare, utilizzando soprattutto i social network e le proprie trasmissioni online per criticare le autorità russe e le operazioni dell’esercito.

Nell’aprile 2022 il ministero della Giustizia russo lo ha inserito nel registro degli agenti stranieri. Nel febbraio 2023 il tribunale Basmanny di Mosca lo ha condannato in contumacia a otto anni di reclusione per la diffusione di informazioni ritenute false sulle forze armate russe. Il procedimento riguardava alcune pubblicazioni relative alle operazioni militari in Ucraina, tra cui l’attacco all’ospedale di maternità di Mariupol. La difesa ha contestato la sentenza.

Nel 2022 Nevzorov ha inoltre ottenuto la cittadinanza ucraina, mentre le autorità russe hanno emesso nei suoi confronti un mandato di ricerca. Il giornalista ha lasciato la Federazione Russa e ha continuato dall’estero la propria attività di commentatore politico.

Nel luglio 2024 un tribunale di San Pietroburgo ha riconosciuto Nevzorov e la moglie Lidia come appartenenti a un’associazione estremista, vietandone le attività sul territorio russo. La decisione ha comportato anche la confisca di beni immobili e di altre proprietà riconducibili alla famiglia, successivamente trasferiti allo Stato.

La vicenda giudiziaria si è ulteriormente aggravata nel maggio 2025, quando gli investigatori hanno avviato un procedimento nei confronti dei coniugi Nevzorov per presunto finanziamento di attività estremiste. Secondo la procura, attraverso pubblicazioni sui social network sarebbero stati diffusi collegamenti e coordinate bancarie destinati alla raccolta di fondi per un’organizzazione vietata.

Nell’agosto 2026 un tribunale di San Pietroburgo ha disposto un nuovo arresto in contumacia nei confronti del giornalista, nell’ambito delle accuse relative al finanziamento dell’estremismo e alla violazione degli obblighi previsti dalla legislazione sugli agenti stranieri. A settembre il fascicolo giudiziario riguardante Aleksandr e Lidia Nevzorov è stato trasmesso al tribunale distrettuale Primorsky.

L’inserimento nell’elenco di Rosfinmonitoring comporta il blocco dei conti bancari in Russia e pesanti limitazioni alle operazioni finanziarie. Non costituisce tuttavia, di per sé, una nuova condanna penale per terrorismo. Il registro comprende infatti persone e organizzazioni coinvolte in procedimenti relativi sia al terrorismo sia all’estremismo, due categorie giuridiche distinte.

Quanto alla sua attuale residenza, Nevzorov vive all’estero insieme alla famiglia. Dopo aver lasciato la Russia nel 2022 si è trasferito inizialmente in Israele, mentre successive informazioni hanno indicato anche l’Italia come Paese di soggiorno.

La nuova classificazione adottata dalle autorità russe si aggiunge così a una lunga serie di procedimenti giudiziari avviati nei confronti del giornalista dopo la sua opposizione alla guerra in Ucraina. Il caso evidenzia anche l’ampiezza degli strumenti legislativi utilizzati da Mosca contro persone e organizzazioni considerate estremiste, comprese quelle accusate di sostegno finanziario ad attività vietate.

Al, nel marzo 2024: «Putin ha tanti soldi e da sempre compra sostenitori e follower, l’Italia è un Paese grande ed è un mercato importante per lui. Come ha fatto anche in altri Paesi europei ha creato una vera e propria rete e ha pagato tantissimi giornalisti italiani perché dicano quello che vuole lui. È una pratica in atto da anni. […] curare la Russia da dentro non è possibile. Non è solo Putin la malattia, anche la mente delle persone e la società tutte è come se fossero infettate. Ci sono brave persone anche in Russia ma sono meno dell’1 per cento. Pensare di cambiare la Russia è un’illusione. E non basta togliere Putin. Non è stato sufficiente far cadere il comunismo, evidentemente. È un sistema perduto. Quindi non ne posso avere nostalgia».