Reggio Children – «Io, preside Usa Dovevo firmare il testo su Gaza perché ebrea» (corriere.it)
di Greta Privitera
Doveva essere un viaggio di studio. Il metodo Reggio imparato là dove è nato. Pesha Kletenik, preside della Manhattan Day School, scuola ebraica di New York, era tra i circa 70 educatori americani attesi a Reggio Emilia e che poi hanno rinunciato al viaggio.
Per partecipare, racconta, avrebbero dovuto firmare un testo contro l’occupazione di Gaza. Reggio Children nega: nessuna firma, dice, solo un avviso sul clima in città. Kletenik: «È antisemitismo».
Qual è la sua versione dei fatti?
«Ero stata scelta per venire a Reggio Emilia con un gruppo di educatori americani delle scuole ebraiche. Anche mia madre è un’educatrice certificata secondo il metodo Reggio. E all’improvviso è stato tutto cancellato».
Che cosa vi hanno chiesto?
«Di firmare, tutti, una dichiarazione in cui denunciavamo l’occupazione di Gaza. Come requisito per partecipare».
Reggio Children dice che non dovevate firmare e che il loro documento ripudia guerre e genocidi.
«È ridicolo. I responsabili del nostro gruppo ci hanno mostrato il testo su Zoom. Non si parlava della guerra in generale, ma di Gaza. Un documento contro la guerra lo avremmo firmato. Abbiamo rinunciato proprio perché ci chiedevano una dichiarazione personale».
Se lo aspettava?
«Non mi era mai successo. Negli Stati Uniti c’è libertà di parola e di pensiero. Dover dichiarare il mio punto di vista per partecipare a un corso professionale è stato scioccante».
Perché parla di antisemitismo?
«Ho un master in studi sul genocidio e sull’Olocausto e sono figlia di un sopravvissuto. Trattarmi come qualcuno che deve rispondere del governo israeliano è uno stereotipo antisemita: l’idea che tutti gli ebrei siano responsabili. Nel mio profilo non c’è nient’altro, oltre all’essere ebrea, che giustifichi quella richiesta».
Gli insegnanti israeliani sono arrivati.
«Lo so, ma non so nulla della loro decisione».
Il dialogo con Reggio Children è chiuso?
«Hanno incontrato la nostra team leader. Sono disponibile a riparlarne. Ma mi sono sentita presa di mira in quanto ebrea».