In un articolo pubblicato dal Fatto quotidiano il 25 settembre, dal titolo A garantire il popolo ucraino è il negoziato, Domenico Gallo continua a sostenere le tesi cosiddette pacifiste per la fine della guerra in Ucraina. La tesi esplicita è che la guerra continua perché l’Ucraina continua a difendersi.
Quindi va bene tutto ciò che impedirà agli ucraini dal persistere in questa pratica autolesionista. Elogi speciali vanno a Conte e ai 5 Stelle per la loro decisione democratica di opporsi all’invio di armi a Kyjv. Critiche vengono rivolte al PD perché incapace di mostrare la stessa chiarezza, bloccato dai suoi riformisti attestati in un rigido appoggio all’atteggiamento “bellicista” dei paesi europei. Il PD viene anche invitato a sperimentare la consultazione democratica dei propri iscritti. Questi, se fossero interrogati, certo esprimerebbero anch’essi un’opinione contraria alla continuazione della guerra. Quindi il PD non li consulta per non dover contraddire il proprio orientamento bellicista.
Ci sono nell’articolo aspetti di contorno come l’apologia di Conte paladino progressista. Si attribuisce a Enrico Letta l’ascesa di Meloni al governo, mentre si dimentica il contributo essenziale di Conte alla caduta di Draghi, premessa essenziale del successo di Meloni. Si possono nutrire le più varie critiche verso il governo Draghi, ma allora ha fatto bene Conte, non da solo, a creare le condizioni per la vittoria di Meloni? E il governo postfascista è forse meglio del precedente? E che cosa c’è di sinistra nella scelta di abbellire le case dei ricchi con i soldi dei poveri che, in buona compagnia, Conte ha voluto e fatto approvare al Parlamento?
C’è poi lo scandaloso uso consuetudinario del termine “bellicista”. L’aggettivo non è mai destinato a Putin, iniziatore e continuatore della guerra infinita. Bellicisti sono quelli che aiutano il paese aggredito. E ormai bellicisti sono gli aggrediti che si difendono. Privi di buon senso, non vogliono capire che la loro unica salvezza è nel negoziato. A nulla vale l’obbiezione che è Putin a non volerlo, se non alle sue indiscutibili condizioni. Come si diceva di Berlusconi: lui è fatto così, non sente ragioni.
Perfino l’incrudelire dei bombardamenti quotidiani sulla popolazione civile, invece di essere usato come motivo di sdegno contro l’aggressore, diventa ormai strumento di persuasione rivolto a chi vive ogni giorno sotto le bombe russe. L’antico adagio “Chi ha più giudizio più ne adopri” grava sulla vittima: non prolunghi inutilmente la propria sofferenza quando ha in mano lo strumento per interromperla.
Domenico Gallo è infine approdato alla conclusione di Ginevra Bompiani: la pace si farà solo alle condizioni di Putin. Conclusione inevitabile: l’Ucraina accetti finalmente il suo destino e si arrenda. E tutti i pacifisti saranno contenti.