Un braccio di ferro istituzionale e politico senza precedenti investe la corsa verso le elezioni di midterm. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha lanciato un perentorio ultimatum di 48 ore ai vertici elettorali della California: segregare le schede già restituite dalle persone segnalate di non possedere la cittadinanza statunitense e sospenderne il conteggio fino alle opportune verifiche. La missiva, inviata dal vice procuratore generale ad interim R. Trent McCotter alla Segretaria di Stato californiana Shirley Weber e anticipata dall’agenzia Reuters, prefigura il ricorso d’urgenza alle aule giudiziarie in caso di mancato adeguamento.
La contesa riguarda un supporto informatico consegnato alle autorità della Contea di Los Angeles contenente i dettagli dei profili ritenuti irregolari dall’amministrazione federale. A fronte dell’offensiva di Washington, Sacramento manifesta forti perplessità sulla genuinità dell’elenco fornito, e prefigura nella manovra un tentativo di porre le basi per contestare il voto post-scrutinio.
Lo scontro sulle regole e il precedente del 1996
Con l’approvazione dell’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act del 1996, il Congresso stabilì in maniera inequivocabile che solo chi possedeva la cittadinanza americana poteva esprimere il proprio voto per la presidenza e la rappresentanza al Congresso. Negli anni, diverse indagini condotte da istituti accademici indipendenti, tra cui il Brennan Center for Justice, hanno dimostrato come la presenza di residenti privi di cittadinanza nei registri delle preferenze costituisca un fenomeno statisticamente irrilevante, nell’ordine dello 0,0001% dei voti scrutinati.
Nonostante la rarità di simili casistiche, la tensione politica rimane altissima. Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) aveva già inserito il “Golden State” in un gruppo di altri tre territori, New Jersey, Nevada e Pennsylvania, finiti sotto la lente d’ingrandimento per presunte irregolarità nelle liste elettorali. L’attuale segretario del DHS, Markwayne Mullin, aveva sostenuto a luglio la presenza di oltre 190 mila irregolari iscritti nelle liste locali, cifra contestata dalle autorità californiane che hanno subito lamentato l’assenza di elementi idonei al riscontro delle affermazioni.
Schede per posta e verifiche complesse
La complessità dell’operazione federale si scontra con il sistema elettorale dell’area. La California adotta un modello universale basato sul voto per corrispondenza, con la spedizione dei moduli all’intero elettorato di oltre 20 milioni di aventi diritto avviata già dai primi giorni di ottobre. Richiedere il blocco immediato o la cernita manuale delle schede già compilate ed inviate rischia di paralizzare la macchina organizzativa della contea di Los Angeles, il bacino elettorale più popoloso dell’intera nazione.
Tuttavia la linea della fermezza è stata ribadita dalla portavoce del Dipartimento di Giustizia, Kiersten Pels, in una dichiarazione rilasciata a Democracy Docket: “Il Dipartimento intraprenderà tutte le azioni legali necessarie per proteggere l’integrità elettorale e garantire il rispetto della legge federale.”
I funzionari dello Stato evidenziano invece la concreta possibilità che la lista includa cittadini americani a tutti gli effetti, segnalati erroneamente da banche dati non aggiornate.