Ma a sinistra aumentano le distanze dall’Europa (corriere.it)
di Massimo Franco
La Nota
Nonostante un negoziato non facile sulla «flessibilità» della spesa pubblica con Bruxelles, Giorgia Meloni appare più vicina all’Europa.
Le opposizioni, invece, se ne stanno allontanando. Dal suo punto di vista, è difficile dar torto a Giuseppe Conte quando dice che in Parlamento mercoledì è stato fatto «un passo avanti» sulla politica estera. Il leader del M5S ha ottenuto l’astensione del Pd su una mozione dei Cinque Stelle sulle armi all’Ucraina, concedendo ben poco in cambio. È evidente, infatti, che per il partito di Elly Schlein si tratta della conferma di una larvata subalternità sull’altare dell’alleanza. Ma accettando le ambiguità lessicali, la sinistra sta scivolando in un limbo strategico.
La regressione si registra proprio mentre la premier cerca di ottenere fondi europei che compensino i costi dell’energia provocati dai conflitti. E mentre conferma una scelta a favore di Kiev, che la fa applaudire in Parlamento anche dal Pd ostile all’asse col M5S. Bisognerà capire che effetti avranno questi smottamenti sulla competizione tra Pd e Cinque Stelle. Di certo, Conte ormai parla non solo da ex premier di due governi, con Lega e poi Pd.
Si muove come se fosse già il candidato del Campo largo. Ieri, con un autocompiacimento non nuovo, ha ricordato l’esperienza a Palazzo Chigi. «La stabilità è un valore, lo riconosco. Ho avuto la possibilità di fare due governi per due anni e mezzo circa. Abbiamo fatto tante riforme anche strutturali», ha rivendicato. Ma sorvolando su provvedimenti come i decreti sicurezza concordati con l’allora suo vice e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e il superbonus edilizio che ha provocato una voragine nel bilancio dello Stato.
Ma nella sua ottica sono dettagli. L’importante è sottolineare che «sicuramente c’è stato un passo avanti con le reciproche astensioni. Un progetto progressista non può essere un mettere insieme tante sigle, un’aggregazione di numeri, serve un progetto coerente». Nella lettura di quanto è accaduto con le cinque mozioni delle opposizioni non contano tanto le concessioni pure fatte dal M5S. Pesa di più quella del Pd verso le componenti contrarie agli aiuti militari all’Ucraina e al riarmo europeo.
È su questo, con l’indicazione del malessere sociale e dell’ impoverimento dell’Italia, che si concentrerà la campagna elettorale. Eppure, sui candidati a Palazzo Chigi è ancora tutto in bilico: al punto che l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, consiglia di «rivolgersi all’intelligenza artificiale». Nella maggioranza il problema non si pone. E la nettezza di Giorgia Meloni nel ribadire la politica estera dell’Italia le è servita per additare le contraddizioni avversarie; dire alla destra di Roberto Vannacci che non la teme, e al Donald Trump «putiniano» che si terrà a distanza da lui.