L’Ungheria smantella l’era Orban e “rientra” in Ue (ildubbio.news)
Dal Parlamento arriva il prima via libera per cancellare le norme anti-Lgbt. E il Consiglio dell’Unione europea sblocca 4,2 miliari di fondi, ma resta la procedura per le violazioni dello Stato di diritto
Dopo aver cancellato ogni traccia di propaganda dalla tv pubblica per riportarla ai criteri di “indipendenza e credibilità”, l’Ungheria dice addio all’era Orban anche sul piano dei diritti. E lo fa con il primo sì dei deputati ungheresi volto a sopprimere le disposizioni anti Lgbt contenute nella legge per la “tutela dell’infanzia” del 2021, adottata dall’ex premier magiaro e condannata dall’Ue. Il Parlamento ha approvato il testo con 139 voti a favore e 51 contrari, segnando la prima abolizione significativa delle restrizioni imposte da Orban alla comunità Lgbt dall’avvento al potere del primo ministro conservatore Peter Magyar nel maggio scorso.
Il pacchetto di norme si “ispiravano” alla Russia di Putin e avevano finito per allontanare sempre di più Budapest dall’Ue. Soprattutto dopo l’ultima stretta firmata dall’ex premier, la cui crociata contro la presunta “propaganda gender” era culminata nel divieto di svolgere il Pride nella capitale.
Gli ultimi due emendamenti legislativi approvati nella primavera del 2025, infatti, vieta l’organizzazione o la partecipazione ad eventi che violano la legge sulla “protezione dei minori”, che dal 2021 proibisce la “rappresentazione o promozione” dell’omosessualità ai minori di 18 anni attraverso contenuti televisivi, cinematografici, pubblicitari e letterari. La stessa legge consente alle autorità di utilizzare strumenti di riconoscimento facciale per identificare persone che partecipano a eventi vietati come il Budapest Pride e prevede multe salate per organizzatori e partecipanti.
In migliaia, tra politici e manifestanti di tutta Europa, avevano sfidato il divieto nel giugno 2025 per sfilare tra le piazze di Budapest. Ora la svolta del nuovo governo di Magyar, il cui piano per smantellare le politiche del suo predecessore comincia a dare i suoi frutti nel percorso di riavvicinamento dell’Ungheria all’Ue e alla progressiva normalizzazione dei rapporti finanziari con Bruxelles. Un primo importante segnale arriva dal Consiglio dell’Unione europea, che ha deciso di sbloccare 4,2 miliardi di euro di fondi destinati al Paese ponendo fine alle misure di condizionalità introdotte nel 2022 per tutelare il bilancio comunitario dalle violazioni dello stato di diritto.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha accolto favorevolmente il provvedimento: “Accolgo con grande favore la decisione del Consiglio dell’Ue di adottare la nostra proposta. Oggi inizia un nuovo capitolo. Per l’Ungheria e per l’Europa”, ha scritto su X. La decisione, adottata oggi dal Consiglio Affari generali riunito a Lussemburgo, ripristina anche il pieno accesso delle università ungheresi ai programmi europei Erasmus+ e Horizon Europe, dopo le riforme anticorruzione varate dal nuovo governo di Budapest.
E arriva dopo che, il 23 settembre scorso, la Commissione europea aveva proposto di revocare le misure restrittive, riconoscendo i progressi compiuti dal governo ungherese nel correggere le carenze individuate nella tutela degli interessi finanziari dell’Unione. Le riforme riguardano in particolare gli appalti pubblici, la prevenzione dei conflitti di interesse, il rafforzamento degli strumenti anticorruzione e l’efficacia dell’azione penale.
Nel dicembre 2022, attivando il meccanismo di condizionalità, il Consiglio aveva disposto la sospensione di circa 6,3 miliardi di euro di impegni di bilancio, ritenendo insufficienti le misure correttive adottate da Budapest. Lo sblocco dei 4,2 miliardi non comporta tuttavia la rimozione di tutte le restrizioni sui finanziamenti europei all’Ungheria. Secondo i dati forniti dalla Commissione, restano congelati circa 3,5 miliardi di euro di fondi di coesione nell’ambito di altre procedure, mentre è ancora distinta la valutazione sull’accesso ai 10 miliardi di euro previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza. Rimane inoltre aperta la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea, avviata nel 2018 per le preoccupazioni relative allo Stato di diritto e all’esame dei ministri.
“Sono stati compiuti notevoli progressi e c’è stata un’eccellente cooperazione tra il governo ungherese e le istituzioni dell’Ue sul ripristino dello Stato di diritto”, ha dichiarato il commissario europeo Michael McGrath al suo arrivo al Consiglio Affari generali a Lussemburgo. “C’è ancora molto lavoro da fare, dal momento che il nuovo governo è in carica da pochi mesi”, ha aggiunto, sottolineando l’impegno della Commissione a collaborare con Budapest per il “pieno ripristino dello Stato di diritto in ogni suo aspetto, a beneficio dei cittadini ungheresi”.
Interpellato sulla possibilità che la Commissione possa archiviare la procedura, McGrath ha precisato che “spetta ad altre istituzioni decidere in merito”. Il ruolo dell’esecutivo comunitario, ha spiegato, è “fornire una valutazione della situazione attuale”, che sarà presentata nella giornata di oggi. Il commissario ha inoltre ricordato che la procedura nei confronti dell’Ungheria è stata avviata dal Parlamento europeo nel 2018 e che “spetta a quest’ultimo prendere tale decisione”.