Concita De Gregorio s’indigna perché da noi a differenza della Spagna non ci sono gli indignados a riempire le piazze. Tre mesi fa il campo largo aveva promesso, ma non promosso, una grande manifestazione per la pace. Poi però è venuto quel caldo tremendo e in più si sono messi a litigare sulle primarie.
Però c’è odore di autunno caldo anche in Italia. Almeno ce n’è il presupposto, cioè la rabbia di tanta gente colpita dal carovita. Come al solito, mentre i partiti del campo largo si affaccendano per conquistare lo scettro della leadership, è la Cgil di Maurizio Landini a chiamare alla piazza sabato 17 ottobre a Roma, piazza San Giovanni.
Giuseppe Conte, soprattutto, ringrazia: perché di gente c’è bisogno per rinfrescare l’aria stantia del dibattito nella coalizione alimentata anche da un Pd tutto ripiegato sulle tattiche interne. Se possibile i rapporti tra la segretaria del Pd e l’avvocato si sono fatti ancora più tesi dopo la giornata dell’Elly pride, cioè la direzione del Pd nella quale lei aveva alzato i toni, e poi le stoccate a Renzi venute da Conte, debitamente respinto con perdite dall’uomo della Leopolda.
Adesso sul tappeto c’è l’eccitante questione del voto online alle primarie che puzza di infiltrazione moscovita lontano un miglio: e il Nazareno farebbe bene a dire subito no a quello che Giuliano Ferrara ha definito «putinismo online» perché il rischio di manipolazioni del voto via Internet oggi è molto più alto di quelle delle primarie degli anni scorsi. In mezzo a queste diatribe tattiche, Landini offre a Conte una piattaforma coi fiocchi. Musica per le orecchie del principe del populismo. L’operazione si è vista “in chiaro” sabato a Sesto Fiorentino dove c’è stata una iniziativa di un’associazione autonoma ma patrocinata dalla Cgil Toscana e Flai Cgil nazionale cui hanno partecipato, oltre a Conte, personaggi come Jeffrey Sachs, Francesca Albanese, Elena Basile, Goffredo Bettini, Roberto Scarpinato, una bella compagnia cui mancava solo il samovar sul tavolo e la foto di Putin sul muro.
A un certo momento uno dal fondo della sala ha urlato «gli ebrei vanno bruciati tutti»: e in presidenza hanno sorriso invece di buttarlo fuori. «Voteremo solo chi dice parole chiare su pace e disarmo», la parola d’ordine che al capo del M5S non dispiace affatto: anzi, sarà il suo personale slogan alle primarie.
In questa situazione, Landini ha quindi pensato di ritirare fuori il cartello della “Via maestra” cioè l’insieme di forze sociali, culturali eccetera (le solite: Arci, Acli…) per «mettere al centro lavoro, salari, welfare, pace, ambiente e Costituzione. Sul piano politico la manifestazione – dice la Cgil – è anche una contestazione delle politiche del governo: no al riarmo e all’aumento della spesa militare, fisco progressivo, sanità e scuola pubbliche, contrasto alla precarietà e alle disuguaglianze, oltre al no all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale».
Un ricco menù, come si vede, o meglio una macedonia in cui c’è di tutto e che sarà indigesta per i centristi del campo largo. Una piattaforma che vuole essere un base di lancio per Conte ben più che per la povera Elly Schlein. Con Landini, da un po’ di tempo meno protagonista, grande cerimoniere delle masse. E forse, con le sue truppe e i suoi pullman, arbitro delle primarie.