La sedia vuota che ha trovato posto (corriere.it)
di Aldo Grasso
Padiglione Italia
Come in un celebre quadro di Van Gogh, una sedia vuota è una presenza che evoca con intensità l’assenza. C’è una foto, pubblicata dal Corriere qualche giorno fa , che ritrae Elly Schlein e Giuseppe Conte a una manifestazione di Legacoop, a Milano. La sedia vuota in mezzo ai due leader acquista un’efficacia teatrale involontaria. Non era stata pensata per rappresentare alcunché: era semplicemente un posto riservato. Ma la foto, si sa, ha una sua autonomia interpretativa. A volte basta un’inquadratura per mostrare ciò che i protagonisti preferirebbero non raccontare.
Schlein e Conte siedono vicini eppure separati. Hanno bisogno l’una dell’altro per costruire un’alternativa al governo, anche se stanno cercando ancora di risolvere il problema di come stare insieme. Li divide la politica estera ed economica, li divide la questione, meno elegante ma più ingombrante, di chi debba guidare la coalizione.
Assenza
Diventa il simbolo di un’assenza che pesa di leader vicini ma separati
La sedia vuota diventa il simbolo di un’assenza che pesa: quella di un candidato premier, ma soprattutto quella di una intesa capace di trasformare la necessità elettorale in un progetto politico: un campo largo che nessuno riesce ancora a definire.
La sedia, intanto, resta lì. Non è costretta a prendere posizione sull’Ucraina, a discutere di deficit, a rivendicare le primarie. Eppure, nella foto, sembra l’unica ad avere trovato il proprio posto.