La Francia è a favore dell’assegnazione all’Africa di due seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, compreso il diritto di veto, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sulla cooperazione tra l’ONU e l’Unione Africana.
L’appello giunge nel mezzo di una lunga mobilitazione da parte dei Paesi africani per una maggiore rappresentanza nel Consiglio, che attualmente non conta alcun membro permanente africano.
Il Consiglio, l’organo dell’ONU responsabile del mantenimento della pace e della sicurezza internazionali, è composto da 15 membri: cinque membri permanenti e 10 membri eletti con mandati di due anni.
Il continente africano detiene attualmente tre seggi elettivi, con lo Zimbabwe destinato a subentrare alla Somalia a gennaio per affiancare la Liberia e la Repubblica Democratica del Congo (RDC).
“La posizione della Francia è chiara. Sosteniamo l’assegnazione all’Africa di due seggi come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, con gli stessi diritti di cui godono gli attuali membri, compreso il diritto di veto”, ha dichiarato Jay Dharmadhikari, Vice Rappresentante Permanente della Repubblica Francese presso le Nazioni Unite.
La Francia ha inoltre chiesto l’avvio dei negoziati sulla riforma del Consiglio di Sicurezza, mentre il Consiglio discuteva del partenariato ONU-UA in un momento in cui diverse aree dell’Africa stanno affrontando il peggioramento di crisi di sicurezza.
Il briefing al Consiglio da parte di Parfait Onanga-Anyanga, Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU presso l’Unione Africana, ha evidenziato che la violenza in diversi Paesi africani sta diventando più letale e si sta diffondendo geograficamente, con un aumento anche delle vittime civili.
Il resoconto di Onanga-Anyanga ha individuato tra le sfide del continente il terrorismo e l’estremismo violento, le istituzioni statali deboli, la criminalità organizzata, la gestione delle risorse naturali e il crescente uso dei droni nelle operazioni belliche.
“La portata e la complessità delle sfide odierne richiedono una partnership più solida, capace di anticipare le crisi, affrontare le pressioni che le alimentano e trasformare gli impegni condivisi in azioni tempestive, prevedibili e responsabili”, ha affermato.
Ha inoltre segnalato che nella regione dei Grandi Laghi sono in corso diversi sforzi per trovare una soluzione duratura, tra cui la mediazione guidata dall’Unione Africana, le iniziative che coinvolgono la Comunità dell’Africa Orientale e la Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale, il processo di Washington guidato dagli Stati Uniti e il dialogo di Doha facilitato dal Qatar.
Onanga-Anyanga ha tuttavia aggiunto che tali sforzi devono fare i conti con una debole attuazione, il prosieguo dei combattimenti nonostante gli impegni di cessate il fuoco e le tensioni regionali.
Nel Sahel, l’ONU ha sottolineato l’estremismo violento, la debolezza della governance, i ritardi nelle transizioni politiche, gli sfollamenti, l’insicurezza alimentare e le pressioni climatiche.
Anche gli Stati Uniti hanno chiesto una cooperazione più stretta tra l’ONU e l’UA, citando i conflitti in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo orientale, oltre all’insicurezza nel Sahel.
“Il coordinamento e la partnership tra l’ONU e l’UA possono contribuire a raggiungere la pace, la sicurezza e la prosperità in Africa”, ha dichiarato Jeffrey Bartos, Rappresentante degli Stati Uniti per la Gestione e la Riforma dell’ONU.
Washington ha chiesto l’immediata cessazione delle violenze in Sudan e ha espresso sostegno agli sforzi dell’ONU e dell’UA volti a promuovere un dialogo politico inclusivo.
Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato di stare valutando l’estensione dell’embargo sulle armi del Darfur a tutto il Sudan e hanno esortato l’ONU e l’UA a continuare a facilitare i processi di pace guidati da USA e Qatar.
Inoltre, gli Stati Uniti hanno sostenuto l’uso della Risoluzione 2719 del Consiglio di Sicurezza come potenziale quadro di riferimento per il finanziamento delle operazioni di supporto alla pace a guida UA autorizzate dal Consiglio.
“Il dispiegamento di un’operazione di pace ai sensi della 2719 rafforzerà la partnership UA-ONU e valorizzerà i vantaggi comparativi dell’UA nell’affrontare i conflitti in Africa”, ha affermato Bartos.
Tuttavia, Washington ha sottolineato che qualsiasi operazione ai sensi della risoluzione dovrebbe essere di piccole dimensioni, limitata nel tempo e dotata di obiettivi chiari, con potenziali applicazioni valutate caso per caso.
La Francia si è inoltre detta pronta a sostenere l’attuazione della Risoluzione 2719, comprese le preparazioni per esercitazioni teoriche (tabletop exercises) volte a testare il funzionamento di tale quadro di riferimento.