di Ferruccio de Bortoli
La coda velenosa (e la coscienza sporca) del superbonus (corriere.it)
Una vergogna nazionale che abbiamo rimosso troppo presto, anche perché forse molti di noi ne hanno legittimamente approfittato.
L’intera vicenda del famigerato 110 per cento meriterebbe una commissione d’inchiesta. Non vi è nessun cenno di pentimento in coloro che l’hanno inventato. Anzi se ne fanno un vanto
Siamo rimasti appesi, per lungo tempo, ai centesimi, neanche ai decimali, che separavano l’Italia dalla fatidica soglia del 3 per cento di deficit pubblico nel 2025. Un’ansia contabile di pochi spiccioli (in proporzione al bilancio dello Stato). La differenza tra l’agognata e meritata promozione e la dolorosa beffa di restare ancora in procedura europea per eccesso di deficit. E ci siamo fermati al 3,1 per cento! Con tutto ciò che ne consegue come la difficoltà di attivare le clausole di salvaguardia per l’energia e la difesa.
In questa giornata di amaro giudizio sull’andamento delle finanze pubbliche, passa pressoché inosservata la disonorevole coda velenosa del superbonus che non solo ci ha impedito di andare sotto il 3 per cento nel 2025, ma si estende sull’anno in corso. Nonostante gli sforzi del governo di disinnescarne gli effetti, il costo nell’anno è stato quattro volte superiore alle stime del governo. E nel solo primo trimestre del 2026, come scrive Gianni Trovati su Il Sole 24 Ore, sono state scoperte frodi per 4,1 miliardi.
Una maledizione che sembra non avere termine. Una vergogna nazionale che abbiamo rimosso troppo presto, anche perché forse molti di noi ne hanno legittimamente approfittato, imprese di costruzioni, proprietari di castelli e circoli esclusivi compresi. Un negozio in frode a un terzo (lo Stato cioè noi tutti) con un effetto sicuro e perverso sull’inflazione. L’intera vicenda del famigerato 110 per cento meriterebbe una commissione d’inchiesta.
Non vi è nessun cenno di pentimento in coloro che l’hanno inventato. Anzi se ne fanno un vanto. Nessun rammarico in chi in seguito, potendolo fare, non ha fermato la deriva sul bilancio pubblico.