Iran, quattro manifestanti condannati a morte dopo le proteste antigovernative di gennaio (ildubbio.news)
Tre imputati sono accusati anche di «guerra contro Dio». Tutti sono detenuti nel carcere di Qezel Hesar. I dati non sono verificabili
Quattro persone arrestate durante le proteste antigovernative dello scorso gennaio in Iran sono state condannate a morte dai tribunali rivoluzionari di Teheran.
La notizia è stata diffusa da Iran International, che cita l’agenzia per i diritti umani Hrana. Tre imputati sono stati giudicati nello stesso procedimento, mentre la quarta condanna è stata pronunciata in un processo separato.
Tutti i condannati sono detenuti nel carcere di Qezel Hesar, a Karaj. Le informazioni diffuse dalle organizzazioni e dai media di opposizione non risultano verificabili in maniera indipendente.
I tre condannati originari di Kermanshah
Khosrow Mohammadi-Nia, Masoud Tushmalani e Sirvan Shabani, tutti originari della provincia occidentale di Kermanshah, sono stati condannati dalla sezione 23 del Tribunale rivoluzionario di Teheran.
I tre erano stati arrestati a Eslamshahr durante le proteste dello scorso gennaio.
Le accuse formulate nei loro confronti comprendono: «moharebeh», traducibile come «guerra contro Dio»; associazione e collusione finalizzate a compromettere la sicurezza nazionale; attività operative a favore di Stati ostili.
La qualificazione di «moharebeh» viene utilizzata dal sistema giudiziario iraniano per alcuni reati considerati particolarmente gravi contro lo Stato e può comportare l’applicazione della pena capitale.
La condanna di Mehdi Nami
Il quarto imputato, Mehdi Nami, è stato condannato a morte nell’ambito di un procedimento distinto.
L’accusa contestata è quella di aver svolto attività operative a favore di governi ostili.
Secondo Hrana, Nami è stato arrestato nella propria abitazione a Teheran durante le proteste ed è successivamente stato trasferito nel carcere di Qezel Hesar, dove si trovano anche gli altri tre condannati.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli sugli elementi di prova utilizzati nei processi o sulle attività che gli imputati avrebbero svolto.
La repressione dopo le manifestazioni
Le nuove condanne si inseriscono nella stretta giudiziaria avviata dopo le proteste esplose tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, decine di persone arrestate in relazione alle manifestazioni sono state condannate alla pena capitale.
Le contestazioni formulate nei procedimenti riguardano prevalentemente la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico e i rapporti con governi considerati ostili dalla Repubblica islamica.
Le autorità iraniane sostengono di perseguire condotte dirette a destabilizzare il Paese. Le associazioni per i diritti umani denunciano invece l’impiego della pena capitale come strumento di repressione del dissenso.
Gli altri detenuti politici nel braccio della morte
Iran International riferisce che altri detenuti politici già condannati a morte continuano a subire forti pressioni all’interno delle carceri iraniane.
Tra i casi citati figurano quelli di Souda Ebrahimi Shamsabadi; Mahboubeh Shabani; Ali Zarei Dozderesi.
I tre sono stati condannati alla pena capitale in procedimenti distinti. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla fase processuale raggiunta o sull’eventuale fissazione delle esecuzioni.
I dati sulle esecuzioni
Secondo Iran International, dall’inizio del 2026 sarebbero già stati giustiziati in Iran circa 70 prigionieri politici.
La campagna denominata “Martedì contro le esecuzioni” sostiene inoltre che circa 200 detenuti politici e di coscienza si troverebbero attualmente di fronte a una condanna a morte.