Le recenti elezioni tenutesi nello stato federato tedesco della Sassonia-Anhalt hanno portato l’estrema destra al 44,8%, con una partecipazione alle urne che è passata dal 60% del 2021 al 75% attuale. La mobilitazione antifascista è stata tanto forte quanto insufficiente a fermare il voto per AfD, che ora si ritrova a un passo dalla maggioranza per governare la Sassonia-Anhalt, Land tedesco orientale con una popolazione di due milioni di persone circa.
Quando i sondaggi precedenti al voto davano la sinistra della Linke, i Verdi e la SPD a rischio di non superare lo sbarramento del 5% si è prodotta una campagna per concentrare il voto antifascista su queste tre forze: la mobilitazione ha avuto successo e tutti e tre i partiti sono entrati nel parlamento regionale conquistando 8 seggi a testa, evitando così un ulteriore sfondamento dell’AfD. A superare lo sbarramento però è stato anche l’unico partito ambiguo rispetto al “cordone sanitario” contro i nazisti: la Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), forza politica nata da una scissione della Linke, su posizioni che potremmo definire rossobrune, con i suoi 5 seggi potrebbe decidere di far governare per la prima volta l’estrema destra in Germania dalla morte di Adolf Hitler.
Questo esito sembra davvero paradossale: un partito costola della sinistra, residuato della vecchia DDR e dello stalinismo, fungerebbe da aiuto decisivo, almeno in questa fase e in questo specifico Land, per l’ascesa al governo dei nazisti. In realtà, tale conclusione non dovrebbe stupirci se vediamo quali sono i cavalli di battaglia comuni ai due partiti: il populismo di AfD e BSW è ben radicato nella ex DDR, con il suo declino industriale, le sue problematiche sociali e il risentimento verso l’Ovest motore della riunificazione dopo la caduta del Muro. Entrambi propongono, con toni e sfumature diversi, le persone migranti come capro espiatorio di questa crisi economica, entrambi sono schierati con il Cremlino nella guerra in Ucraina, sotto il falso e ipocrita slogan della “Pace”, e ovviamente sono per il taglio di ogni aiuto, militare o umanitario, all’Ucraina.
Parliamo dunque di cosa sono questi due partiti che sono al centro della polemica politica attuale in Germania. Cominciamo da AfD, che ha un consenso nettamente maggiore ed è sicuramente il pericolo principale per la Germania come per l’Europa intera. Il partito nasce nel 2013 come formazione euroscettica ma fondata da economisti liberali. Già l’anno successivo l’arrivo massiccio in Germania delle persone rifugiate provenienti dalla Siria, circa un milione di persone, portò il partito ad assumere una retorica anti-migranti sempre più aggressiva e minacciosa.
Da lì in poi la leadership è cambiata, sono arrivati i neonazisti e si è passati alle riunioni segrete per un piano di “Remigrazione” delle persone migranti presenti in Germania, fino all’assunzione ufficiale di tale aberrazione nel programma elettorale del partito. I rapporti con la Russia di Putin sono consolidati e alla luce del sole, i membri più importanti del partito sono spesso ospiti di Mosca e le idee fasciste tengono in piedi una unità di intenti che significa anche sostegno economico.
Mentre scriviamo, i sondaggi danno l’AfD al 30% su scala nazionale: è di gran lunga il primo partito, seguita dalla CDU intorno al 20%. Il futuro della politica in Germania e in Europa, grazie anche al sistema proporzionale tedesco, è legato dunque a quanto reggerà il cordone sanitario antifascista e a quanto la leadership della CDU sarà in grado di governare assieme a forze di centro-sinistra nelle eventuali grandi coalizioni che tengano fuori l’AfD dal governo.
Questo quesito ci porta alle questioni che sono alla base del consenso diffuso verso i neonazisti, che vedono gli operai maschi bianchi come categoria principale che sostiene la loro ascesa. Oltre alla Remigrazione e all’accordo totale con il regime di Putin, ci sono tutte le proposte economiche di stampo populista che uniscono liberismo e assistenzialismo selettivo. Da un lato l’AfD dice di voler ridurre le imposte alle imprese, di eliminare i sussidi alle energie rinnovabili, di abolire imposte su patrimonio e successioni, dall’altro lato propone bonus familiari per le nascite e per il ritorno nelle aree spopolate della ex DDR.
La crescita dell’AfD ha significato nel corso degli anni un drammatico aumento esponenziale delle violenze contro le persone migranti. Parallelamente, la risposta della società tedesca è stata molto forte e per certi versi si va verso una polarizzazione, che supera le questioni specifiche elettorali del sistema rappresentativo tedesco e coinvolge una mobilitazione dal basso di numerose organizzazioni antifasciste, di movimenti che hanno una loro tradizione molto forte e stanno coinvolgendo le nuove generazioni. Non tutto è perduto e il fascismo in Germania ha ancora davanti a sé moltitudini di avversari.
Parlando della sinistra, la stessa Linke si è ripresa dalla scissione di Sahra Wagenknecht proprio grazie all’ingresso nel partito di tantissime giovani che hanno cambiato l’agenda del partito. La fuoriuscita di Wagenknecht ha consentito in parte alla Linke di avere delle posizioni meno accondiscendenti nei confronti della Russia. Se pure da sinistra si contestano il riarmo e la ripresa della leva militare, ci si pone anche il problema di difendersi dal pericolo russo e aiutare l’Ucraina nella resistenza. Qui le differenze con l’Italia sono decisamente evidenti.
Parlando della BSW, il partito rossobruno tedesco ci riporta infatti per un momento in Italia. È il 24 novembre del 2024 quando Sahra Wagenknecht è l’ospite di Nova, l’assemblea costituente del Movimento Cinque Stelle guidato da Giuseppe Conte.
All’epoca la leader tedesca era contraria ad un accordo con la AfD, ma l’agenda proposta alla platea italiana ricalcava gli stessi temi populisti che spaziano dall’attacco all’austerity europea al rifiuto di aiutare l’Ucraina dall’aggressione russa, fino alla retorica razzista: “C’è una migrazione che aiuta, ma noi abbiamo una mancanza di appartamenti, abbiamo una mancanza di insegnanti, di asili nido, questo danneggia soprattutto i più poveri”, disse la leader della BSW all’assemblea dei Cinque Stelle. Altre tirate contro il “woke”, il “gender” e i vaccini fecero della stalinista tedesca il riferimento politico di Giuseppe Conte, colui che (ricordiamolo) si candida a essere il leader dell’alleanza di Centro-sinistra alle prossime elezioni politiche.
Successivamente all’apparizione italiana, la BSW ha avuto alcune vicissitudini che hanno coinvolto direttamente la stessa Wagenknecht, che formalmente si è anche allontanata dalla leadership del partito che porta il suo stesso nome. Alle ultime elezioni federali, tenutesi nel febbraio 2025, la BSW ha infatti mancato clamorosamente l’ingresso nel parlamento per poche migliaia di voti, restando sotto la soglia di sbarramento del 5%. Attualmente nei sondaggi resta ancorata al 4% e dovrà gestire la questione della collaborazione in Sassonia-Anhalt con la AfD, una questione non da poco, che rischia anche di far deflagrare definitivamente il partito.
In conclusione, come dicevamo nell’articolo sul generale Vannacci, quando si parla dell’ascesa delle destre in Europa bisogna rivolgere lo sguardo verso Mosca: si vedrà che tutta l’agenda politica è la stessa di quella del Cremlino e che spesso da lì provengono anche ingenti finanziamenti. Una recente indagine giornalistica ha dimostrato l’alto livello di infiltrazione russa in Germania non solo per la semplice propaganda, ma anche per atti di sabotaggio e di guerra ibrida. Anche nel caso della crescita dell’AfD siamo di fronte a questo fenomeno che sta segnando questi anni di violenta crisi internazionale, con la crisi climatica e l’emergere dell’autoritarismo su scala globale.