Fucilazione in diretta streaming: l’Ue multerà chi la trasmette (ildubbio.news)
Il monito dell’Unione europea alle piattaforme per bloccare la diffusione su internet della fucilazione di Nidal Hasan annunciata dal Pentagono per il prossimo 3 dicembre. Stop anche in Australia: «Fermate quell’orrore»
«Fermate quell’orrore!». Dall’Europa all’Australia il mondo civilizzato reagisce all’imminente fucilazione di Nidal Malik Hasan annunciata dal Pentagono in diretta streaming per il prossimo 3 dicembre. Un’esecuzione concepita per essere «esemplare» e un messaggio ai nemici dell’America» ha spiegato il segretario alla Difesa Pete Hegseth e che oltrepassa un limite mai varcato da una democrazia moderna, il patibolo come spettacolo globale.
Solo i tagliagole di al Qaeda e dello Stato islamico erano arrivati a tanto giustiziando in live i propri ostaggi. La scorda settimana l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani aveva equiparato la decisione dell’amministrazione Usa a un «atto di tortura», ricordando che le esecuzioni pubbliche sono un marchio di fabbrica di regimi autoritari come l’Iran o l’Afghanistan, le due sole nazioni al mondo che ancora oggi mostrano il supplizio dei condannati in piazza.
Ora ha preso ufficialmente parola anche l’Europa; il portavoce della Commissione Europea per l’ambiente digitale, Thomas Regnier, ha in tal senso chiarito la linea di Bruxelles: guai alle piattaforme che trasmetteranno l’esecuzione di Hasan. Regnier ha scritto ai vertici di Meta, TikTok e Alphabet minacciando sanzioni pesanti e ricordando che le linee guida di Meta vietano in modo esplicito la diffusione di esecuzioni capitali e che le policy di X e TikTok bandiscono categoricamente la diffusione di contenuti che facciano apologia della violenza o mostrino situazioni estreme.
Se i giganti della Silicon Valley non implementeranno filtri preventivi capaci di intercettare il flusso video del Pentagono sul suolo europeo, la Commissione applicherà i massimi poteri sanzionatori previsti dal Digital Services Act (DSA), con multe coatte che possono raggiungere il 6% del fatturato globale delle aziende. L’Europa proteggerà i propri cittadini dal voyeurismo di Stato, respingendo al mittente le accuse di censura preventiva che l’amministrazione Trump muove regolarmente contro le norme europee che disciplinano i contenuti digitali.
Sulla vicenda è intervenuto con parole durissime anche il primo ministro australiano Anthony Albanese che definisce «un abominio» la sola idea di costruire uno show su un’esecuzione di Stato; Canberra costringerà gli Internet Service Provider (ISP) a bloccare i domini internet per impedire trasmissioni abusive del macabro evento evocando multe salatissime per chi chi sgarra.
Ma non sarà facile impedire le ritrasmissioni clandestine; analisti indipendenti citati dalla testata The Conversation hanno avvertito che schermare una trasmissione in tempo reale generata da un’autorità governativa straniera presenta difficoltà tecniche quasi insormontabili: se i canali mainstream applicheranno i filtri, il video rischia di frammentarsi in migliaia di rivoli sulle piattaforme di messaggistica decentralizzate e crittografate come Telegram o nelle reti sotterranee del dark web, dove la sovranità informatica degli Stati non ha più alcun valore.
Persino all’interno dei repubblicano Usa l’esecuzione in diretta di Hasan sta suscitando ruvide polemiche con numerosi esponenti del Gop che si dicono contrari, chi per motivi di decenza, chi per ragioni più pragmatiche come ha fatto lo speaker del Congresso Mike Johnson. In un’intervista rilasciata alla Cbs Johnson spiega che un video del genere non può che ritorcersi contro gli interessi e la sicurezza degli Stati Uniti: «Sarebbe un gravissimo errore e un pericoloso strumento di reclutamento per futuri terroristi antiamericani, Il deputato Austin Scott, membro di peso della Commissione Affari Militari della Camera, ha rincarato la dose con parole durissime, affermando che diffondere esecuzioni in diretta è esattamente ciò che fanno i jihadisti e che l’America deve dimostrare di «valere molto di più».
A difendere la linea oltranzista del Pentagono il Ministro della Sicurezza Interna Markwayne Mullin, il quale ha minimizzato i rischi di ritorsioni terroristiche affermando che «nessuno è obbligato a guardare lo streaming se non ne ha il desiderio». Tuttavia, di fronte alla violenta reazione globale lo stesso presidente Trump ha gettato acqua sul fuoco, confermando l’approvazione formale della messa a morte del condannato ma specificando che la decisione finale sulla trasmissione in diretta streaming non è ancora stata confermata in via ufficiale.
Hasan, ex maggiore dell’esercito e psichiatra militare, nel 2009 uccise al grido di «Allahu akhbar» 13 soldati ferendone trenta a Fort Hood in Texas per protestare contro l’invasione Usa dell’Iraq. Era il classico “lupo solitario” radicalizzato e nonostante affermò di appartenere ad al Qaeda non aveva legami diretti con l’organizzazione jihadista. La giustizia militare statunitense non esegue una condanna a morte dal 1961 e non ricorre al plotone di esecuzione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.