È una vittoria all’insegna della chiarezza, netta e inequivocabile. Con due terzi dei voti ottenuti in elezioni primarie caratterizzate da un’affluenza superiore alle attese, Raphaël Glucksmann è stato designato in modo schiacciante come candidato della sinistra repubblicana e riformista. Nonostante una campagna difficile, segnata da dibattiti tesi e polemiche logoranti, il leader di Place Publique ha trionfato senza lasciare spazio ad alcuna contestazione.
Una vittoria netta per Glucksmann
Il risultato è merito della sua personalità: sincera, diretta ed entusiasta. Dipende anche dalla volontà chiaramente espressa dagli elettori della sinistra democratica, che vogliono un’alternativa chiara al macronismo, alla minacciosa estrema destra e, altrettanto, alla demagogia aggressiva di Jean-Luc Mélenchon.
La campagna si è incentrata in gran parte sui rapporti tra le due anime della sinistra: quella radicale e quella riformista. La risposta è priva di ambiguità: militanti, iscritti e simpatizzanti, chiamati a esprimersi democraticamente, non vogliono più sentir parlare di un’alleanza con La France Insoumise. È anzi probabile che le dichiarazioni irresponsabili rilasciate dai leader di LFI all’inizio della mobilitazione studentesca abbiano ulteriormente rafforzato tale determinazione.
La linea di Faure è stata sconfessata a larghissima maggioranza: oggi si apre una nuova fase nella storia del Partito Socialista, anche se il primo segretario rimane in carica in virtù dello statuto. È stato lui a volere queste primarie, che si sono concluse positivamente. I socialisti sono stati gli unici, in questa fase della campagna presidenziale, a scegliere la via della democrazia interna. Hanno vinto la loro scommessa, pur trovandosi guidati da un gruppo dirigente il cui leader di riferimento è stato travolto dal voto. Un paradosso difficile da sostenere nel tempo…
Il PS di fronte a una nuova linea
Una lezione, in ogni caso, appare evidente: la socialdemocrazia – di cui ci si prendeva gioco, che si dava per moribonda e di cui si prediceva la scomparsa – è ancora viva e trova in questo voto la speranza di una rinascita. Il predominio di LFI nell’area progressista è messo in discussione; un’altra sinistra – razionale, credibile, repubblicana ed ecologista – riprende vigore e apre la strada di un’emancipazione.
Gli elettori delle primarie sanno che gli eccessi di LFI, il suo programma irrealizzabile, le ambiguità sull’antisemitismo e il comunitarismo appena mascherato – pur intercettando il sentimento di rifiuto dell’establishment di una parte dell’elettorato – portano dritti alla divisione del paese e all’ascesa al potere dell’estrema destra. Solo un progetto politico fondato su giustizia e realismo può scongiurare questo scenario nefasto. Anziché discutere all’infinito di alleanze, i socialisti vogliono essere se stessi. È giunto il momento. Spetterà poi ai loro partner storici, il PCF e gli ecologisti, definire la propria posizione. È l’unica strada possibile verso la vittoria.
Tre mesi per creare slancio
Ha inizio ora la seconda fase della campagna presidenziale. Raphaël Glucksmann ha messo a segno un punto; ora deve innescare un dinamismo popolare attorno alla sua candidatura. Rimasto solo sulla scena a sinistra, Jean-Luc Mélenchon ha assunto la guida della competizione, proprio come il Rassemblement National ha fatto a destra. Questo duello deleterio verrà interrotto da Glucksmann? Spetta al candidato designato dalle primarie far valere i propri progetti e affermare la propria personalità. Prima dell’avvio dello sprint finale, probabilmente il prossimo gennaio, ha tre mesi di tempo per convincere.
L’articolo, con il titolo “Glucksmann sur la rampe de lancement”, è uscito originariamente l’11 ottobre su LibreJournal. Traduzione dal francese a cura della redazione.