«Formidabile!» mostra una Rai che vive di rendita sul passato (corriere.it)
di Aldo Grasso
A fil di rete
La Rai morirà di Techeteche’. L’abuso di una geniale invenzione la porterà all’estinzione, sepolta dalla ribellione delle Teche. Formidabile! È l’ennesimo riciclo per frammenti di una stagione in cui il servizio pubblico sapeva ancora fare programmi. I problemi sono due, e uno discende dall’altro.
Il primo è l’abuso scriteriato del modello Techeteche’: basta saccheggiare gli archivi, assemblare qualche spezzone e aggiungere una spiegazione didascalica per confezionare un programma. Il secondo, più grave, è che la Rai non sa più fare satira e, per strappare una risata, deve ricorrere a un passato dal quale, ideologicamente, dovrebbe persino rifuggire. Ecco L’Ottavo Nano (2001), il Pippo Chennedy Show, La tv delle ragazze (1988, Rai3), Avanzi (1991, Rai3), Tunnel (1994, Rai3), dove si esibivano persino i Nirvana. Frammenti dedicati a Rai2 cui era stato affidato il compito di «scardinare le regole, inventare nuovi programmi e nuove formule all’insegna della comicità, dell’innovazione e della trasgressione». Esattamente ciò che la Rai di oggi è incapace di fare.
Rivedere quei materiali restituisce la misura di una stagione creativa difficilmente replicabile. C’è la bravura di Corrado Guzzanti, capace di trasformare Rutelli, Funari, Quelo e Vulvia in personaggi memorabili; ci sono Neri Marcorè, Caterina e Sabina Guzzanti, Lillo & Greg, Paola Cortellesi. Una parte importante della comicità degli ultimi trent’anni deve molto agli spazi che Serena Dandini seppe offrire a talenti allora nuovi. Quella satira, spesso priva di ferocia, riusciva comunque a scompaginare il linguaggio tv senza limitarsi a irriderlo. Oggi appare quasi inimmaginabile. Non perché sia invecchiata, ma perché sembra scomparsa la possibilità stessa di produrre qualcosa di altrettanto originale.
Il paradosso di Formidabile! è tutto qui: celebra una tv che aveva il coraggio di inventare, mentre certifica l’incapacità di quella attuale di fare altrettanto. Le Teche, nate per conservare la memoria, rischiano così di diventare il surrogato della produzione. Ma un archivio, per quanto glorioso, non può sostituire un’idea. Se la Rai continua a vivere di rendita sul proprio passato, finirà per morire di Techeteche’.