Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Gerhard Schröder, l’ex cancelliere socialdemocratico che dopo il mandato ha trasformato il legame con Vladimir Putin in una carriera molto redditizia, siede ora nel consiglio di sorveglianza di Hyperglobus, la filiale russa della catena di supermercati Globus. Dopo le prime indiscrezioni di stampa, l’azienda ha confermato che l’ingresso risale al 30 settembre.
IL TEMPISMO DELLA NOMINA
La notizia arriva in una settimana tutt’altro che neutra per le imprese occidentali in Russia. Pochi giorni fa il Cremlino ha messo sotto amministrazione statale coatta la filiale russa del gruppo tedesco Metro, dopo aver colpito in precedenza la catena francese Auchan, l’insegna del bricolage Leroy Merlin e la svizzera Nestlé.
Il portavoce Dmitrij Peskov ha motivato le misure ricordando che le case madri appartengono a paesi “ostili” e sempre più coinvolti al fianco di Kiev nel conflitto tra Russia e Ucraina.
Il tempismo della nomina fa pensare a una mossa protettiva: un nome come quello di Schröder, nelle intenzioni, dovrebbe tenere Hyperglobus al riparo dalla stessa sorte. Peraltro, resta fumoso anche il compito assegnato all’ex cancelliere: secondo quanto comunicato, dovrebbe “sostenere lo sviluppo strategico dell’azienda”, formula che promette molto e precisa poco.
I LEGAMI CHE RESTANO CON LA GERMANIA
Formalmente l’unità russa si è staccata dal gruppo tedesco nel 2025, ma i fili con la Germania non si sono spezzati. A guidarla è ancora Thomas Bruch, 76 anni, già amministratore delegato di Globus, che a giugno ha partecipato a un dibattito al Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Al quotidiano russo RBK Bruch ha adesso spiegato che l’esperienza di Schröder nei rapporti con Mosca consentirà all’azienda di adottare un approccio “orientato al dialogo”.
L’ex cancelliere, da parte sua, ha giustificato l’incarico sostenendo che le buone relazioni con la Russia servono “proprio nei momenti di crisi”, senza citare neppure questa volta l’aggressione contro l’Ucraina. Nella primavera del 2022 aveva almeno definito l’attacco una violazione del diritto internazionale, pur mettendo in guardia dalla “demonizzazione” del paese. Nei mesi e negli anni successivi, incalzato di tanto in tanto dai cronisti, aveva sempre mostrato una certa comprensione per le mosse putiniane, ma senza mai giustificare apertamente l’aggressione a Kiev.
GARANTE DEL NORD STREAM
La lunga carriera di Schröder nel mondo economico ed energetico russo cominciò subito dopo aver lasciato la cancelleria nel 2005, quando assunse un incarico nel consiglio di sorveglianza del gestore del gasdotto russo-tedesco Nord Stream e, più tardi, in quello del colosso energetico Rosneft, da cui – anche per le pressioni in patria – si dimise nel 2022.
Nella stessa primavera si offrì come mediatore, accompagnando in modo non ufficiale i colloqui tra Mosca e Kiev a Istanbul e incontrando Putin, che continua a chiamare “amico”, al Cremlino. Né quel faccia a faccia né un secondo viaggio a Mosca, quattro anni dopo, produssero risultati noti.
I CONTI APERTI IN PATRIA
In Germania la sua posizione sembrava compromessa: dopo l’attacco russo all’Ucraina la dirigenza dell’Spd aveva preso le distanze, diverse sezioni locali ne avevano chiesto l’espulsione e il Bundestag gli aveva sospeso il finanziamento all’ufficio da ex cancelliere, un’onta che Schröder non ha mai mandato giù. Se le richieste di espulsione sono sempre state rigettate dalla commissione federale del partito, i ricorsi contro il Bundestag non hanno avuto esito e l’ufficio al parlamento non c’è più.
Negli ultimi tempi, però, il giudizio sulla sua eredità politica era sembrato cambiare. Finiti in ombra i suoi rapporti con la Russia, nel dibattito pubblico era tornata alla memoria la sua stagione riformista, l’unica che la Germania abbia conosciuto in questo secolo. Per quanto la sua eredità è sempre controversa a sinistra, l’Agenda 2010 è stata rivalutata da molti economisti, che la considerano all’origine del mini-boom vissuto dal paese negli anni di Angela Merkel. Ed è per contrasto che oggi, col senno di poi, si rimprovera a lei un immobilismo voluto, mentre a Olaf Scholz e a Friedrich Merz, criticati in corso d’opera, si contesta soprattutto la difficoltà a imporre riforme incisive agli alleati di governo.
In un saggio di aprile, la Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung era arrivata ad accostare Schröder a Martin Lutero e al riformatore prussiano Karl August von Hardenberg. Ora il nuovo incarico a Mosca dovrebbe rimpinguare il portafoglio personale dell’ex cancelliere, difficilmente ne nobiliterà la fama.