L’America è un paese violento, soprattutto di questi tempi. La novità è però che fra le vittime di minacce di morte c’è un numero enorme di “officials”, ufficiali di governo che vanno dalle semplici istituzioni locali fino ai vertici statali e federali degli Stati Uniti, compresi governatori, senatori e deputati. In alcuni casi, le minacce sono anche all’indirizzo di semplici impiegati statali. Una lunga inchiesta del New York Times ha fatto luce su questa ulteriore piaga di violenza che attanaglia il paese, con diverse conseguenze.
Il quadro generale
I numeri sono molto significati. 44 governatori (su 50), compresi i loro collaboratori e le loro famiglie, hanno ricevuto minacce fra le più varie, in alcuni casi più vaghe e in altre molto precise. A questi si aggiungono ben 70 (su 100) senatori e almeno 185 su (441 se si contano anche i 6 deputati senza diritto di voto). Si tratta complessivamente di migliaia di minacce all’indirizzo di politici fra il 2024 e l’agosto di quest’anno. Nell’analisi il quotidiano newyorchese fa notare anche che nello stesso periodo si è verificata una crescita della violenza effettiva: i tentativi di assassinio ai danni di Donald Trump, l’uccisione di Charlie Kirk, della deputata del Minnesota Melissa Hortman e di suo marito, il tentativo di incendiare la casa del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro.
I politici vittime delle minacce hanno di conseguenza aumentato la propria sicurezza privata, telecamere di sorveglianza, uomini di sicurezza, scelta delle abitazioni e scelte di vita per i figli, scelte di orari meno trafficati per fare la spesa e una maggiore attenzione alle parole utilizzate in pubblico. La cifra complessiva spesa in misure di sicurezza, spesso pagate di tasca propria dai politici, è di almeno 25 milioni di dollari; nel 2016-2017 era stata di 6 milioni. In alcuni casi la precauzione arriva a inficiare le scelte politiche.
Poi, non sono pochi coloro che scelgono di non intraprendere la carriera politica, più spesso le donne sono tristemente costrette a ritirarsi. Come afferma la leader della minoranza democratica del Wisconsin, in quanto madri le politiche sono più sensibili alle minacce. Emerge così anche una carenza di candidatura politiche, soprattutto di sesso femminile.
Alcuni casi specifici
Un caso recente ha coinvolto la ex deputata repubblicana della Georgia Marjorie Taylor Greene, che ha ricevuto minacce prima dalla sinistra ma poi anche da destra. La parabola politica della senatrice è stata segnata dalla richiesta a Donald Trump di rilasciare ulteriori documenti legati alla vicenda di Jeffrey Epstein, poi a uno scontro sulla guerra in Iran, sui dazi e sui fondi destinati alla sanità.
La senatrice sperava in un aiuto da parte del presidente, al quale mostrò le innumerevoli minacce ricevute. La risposta, con il solito aplomb presidenziale, fu: “Colpa tua. Lo hai meritato”. Poche settimane dopo la senatrice annunciava le sue dimissioni: “Ho valutato quali fossero i rischi e quali i benefici. Per me era chiaro: non mi farò trattare in quel modo e non permetterò che la vita dei miei figli venga messa in pericolo”.
Un altro politico noto vittima di simili minacce è stato Tim Walz, che faceva parte del ticket presidenziale con Kamala Harris alle ultime elezioni. Una volta scelto, il governatore del Minnesota fu inondato anche lui da messaggi intimidatori di ogni sorta. Walz fu molto scosso e vicino a mollare ma si astenne, a sconvolgerlo fu in particolare l’uccisione della parlamentare del Minnesota Melissa Hortman e di suo marito.
Walz, parlando con il Times in occasione dell’inchiesta, ha riferito che sua figlia gli “aveva appena inviato una minaccia” che aveva ricevuto: “Aspetta di vedere cosa ho in serbo per te”, a fianco una foto scattata davanti la loro casa.
C’è poi il caso – forse il più grottesco – della ex analista della CIA ed ex funzionaria del Dipartimento della Difesa, senatrice Elissa Slotkin, che per un video con altri cinque colleghi in cui ricordava ai soldati statunitensi di non essere obbligati a obbedire a ordini illegittimi è stata anche lei ampiamente presa di mira. Trump ha definito il comportamento “meritevole della pena di morte” e Slotkin ha ricevuto una scorta 24 ore al giorno. Poi la famiglia ha subito il fenomeno dello swatting, chiamate false di emergenza in piena notte. Il padre malato di tumore ha ricevuto una perquisizione della polizia perché qualcuno aveva chiamato dicendo che in casa sua si stava verificando un omicidio. Poche settimane dopo l’uomo è morto; i fratelli hanno ingaggiato guardie e i collaboratori si sono trasferiti temporaneamente.
Sono diversi i casi menzionati nell’inchiesta. Un altro è quello di un deputato (federale) che ha trovato, nella cassetta delle lettere, la foto di suo figlio che passeggiava il cane con allegata la frase: “Che bel cagnolino”.
Aumentano così il numero di politici che si dotano di armi da fuoco mentre rimangono al palo i metodi efficaci di contrastare il fenomeno: chi minaccia riesce facilmente a sparire nel nulla, e non sai da dove, quando e se rispunterà. Il clima di violenza ha poi reso gli eventi all’aperto sempre più rari.