Cpr, il vero scandalo è l’ingresso facile di migranti malati (ildubbio.news)
Medici indagati per i pareri che bloccano il trattenimento, ma la vera emergenza sono ingressi autorizzati senza diagnosi
Mercoledì scorso la Squadra mobile di Ravenna e lo Sco di Roma hanno eseguito ventitré perquisizioni a Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, sequestrando telefoni e computer. L’obiettivo era verificare se i certificati di non idoneità siano stati falsati in modo organizzato. Un solo perquisito è indagato: Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), accusato di associazione per delinquere insieme a tre degli otto medici ravennati già coinvolti. Gli altri ventidue sono professionisti estranei al procedimento. «Persone che non sono indagate vengono trattate come criminali mafiosi», ha detto all’Ansa l’avvocato Fabio Anselmo, che ne assiste cinque.
Il filo parte da Ravenna. Nel luglio 2025 alla questura arriva per errore, insieme a un diniego, la bozza di modulo per la valutazione di non idoneità che la Simm mette a disposizione sul proprio sito. Il 12 febbraio 2026 la polizia entra nel reparto di Malattie infettive del Santa Maria delle Croci, come avevamo raccontato su queste pagine. Otto medici finiscono indagati per falso ideologico e interruzione di pubblico servizio. I numeri ricostruiti dagli investigatori riguardano 64 stranieri visitati tra settembre 2024 e gennaio 2026: 20 giudicati idonei, 10 che hanno rifiutato la visita, 34 dichiarati non idonei. Tra gli indagati c’è chi ha firmato undici certificati e chi uno soltanto.
La gip Federica Lipovscek ha sospeso dalla professione tre dottoresse e vietato agli altri cinque di occuparsi delle idoneità, misure confermate dal Riesame. La stessa gip ha precisato che le idee dei medici e la loro adesione al movimento contro i Cpr restano libertà di espressione. Pensare che quei centri facciano ammalare non è un reato. Lo diventa solo se un medico, per quella convinzione, dichiara non idonea una persona che poteva esserlo, scrivendo nel certificato condizioni cliniche che non ci sono. È questo che la procura dovrà provare.
Il fascicolo poggia sulle chat e sul fac simile della Simm. Secondo la ricostruzione della gip, una delle dottoresse comunicava a Cocco il numero delle non idoneità firmate. Il modello indicava tra gli elementi da considerare anamnesi incomplete, tempi ridotti della visita, assenza di specialisti nei centri. Criteri clinici e organizzativi discussi apertamente da una società scientifica.
Inevitabilmente si pone un dubbio. Che cos’è un falso, quando l’oggetto è una prognosi? La direttiva del Viminale del 19 maggio 2022 chiede al medico di escludere «malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative» che «non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette».
Gli chiede anche di valutare le vulnerabilità dell’articolo 17 del decreto legislativo 142 del 2015, tra cui gravi malattie, disturbi mentali, esiti di tortura. Il medico non fotografa un dato. Formula un giudizio su come starà quella persona dentro quel luogo. A marzo proprio Ravenna ne ha offerto un esempio. Un uomo vicino ai settant’anni, diabetico, reduce da un’angioplastica, con una malattia oncologica alle spalle, un precedente episodio di autolesionismo e globuli bianchi sopra la norma, viene dichiarato idoneo dal pronto soccorso cittadino.
Meno di ventiquattro ore dopo il medico del Cpr milanese di via Corelli lo respinge per inidoneità. «Uno dei due medici si è sbagliato?», si è chiesto il suo avvocato, Andrea Maestri. La domanda vale in entrambe le direzioni.
Quei casi hanno nomi, date e referti. Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale ha visitato il Cpr di Gradisca d’Isonzo il 16 e 17 luglio 2025. Nel rapporto trasmesso il 9 aprile 2026 segnala la «sommarietà degli screening sanitari pre-ingresso». Racconta di persone arrivate con certificazioni di idoneità «non fedeli o quantomeno non accurate», anche con patologie contagiose. Tre di loro, giunti con lesioni cutanee evidenti, avevano la scabbia. Un altro è entrato il 31 luglio 2025 con un certificato che definiva quelle lesioni «probabili punture d’insetto».
Il 4 agosto il dermatologo ha diagnosticato «scabbia con lesioni sovrainfette» e l’uomo è stato dimesso per incompatibilità sanitaria. Nel solo mese di luglio i riesami medici che avevano portato fuori dal centro persone incompatibili erano stati nove. Nella struttura mancavano una stanza di osservazione sanitaria e un piano per la prevenzione del rischio suicidario. Il Garante chiede che, davanti a sintomi compatibili con un’infezione, l’idoneità la firmi uno specialista.
Poi c’è chi non è uscito. Ousmane Sylla, 22 anni, guineano, era nel Cpr di Trapani Milo quando una psicologa ne aveva segnalato la sofferenza. Il suo difensore, il 14 novembre 2023, aveva scritto al questore chiedendo il trasferimento in una struttura compatibile con il suo stato di salute mentale. La questura rispose che era munito di un certificato di idoneità alla vita in comunità ristretta. Il 4 febbraio 2024 si è impiccato a Ponte Galeria.
Il quadro istituzionale va nella stessa direzione. Con la sentenza 7839 del 7 ottobre 2025 il Consiglio di Stato, su ricorso di Asgi e Cittadinanzattiva, ha annullato in parte il capitolato d’appalto dei Cpr per carenze nella tutela della salute e nella prevenzione dei suicidi. A luglio 2026 ha dato al ministero dell’Interno sei mesi per rifarlo. Il 22 gennaio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un documento sulla salute nella detenzione amministrativa dei migranti, che la definisce un rischio e chiede screening sanitari tempestivi. Due giorni prima, il 20 gennaio, una circolare del Viminale invitava i prefetti a stipulare convenzioni con le Asl. Lo scopo era applicare la norma della direttiva del 2022 che consente di restare nel Cpr a chi vi entra senza visita, purché questa avvenga entro ventiquattro ore.
Nicola Cocco, l’infettivologo della Simm oggi indagato, aveva sollevato proprio questo tema in pubblico il 13 aprile, durante un incontro al circolo Arci di Brisighella, quando non era ancora iscritto nel registro. Secondo lui l’anomalia su cui indagare non sta nei certificati che negano l’ingresso nei Cpr, ma in quelli che lo autorizzano.
Il 20 febbraio i 106 presidenti degli Ordini riuniti nel Consiglio nazionale della Fnomceo hanno approvato all’unanimità un ordine del giorno: la valutazione clinica deve riguardare solo lo stato di salute e non costituire atto autorizzativo. Il 16 settembre il presidente Filippo Anelli è tornato a parlare, a nome del Comitato centrale. «La falsificazione di una certificazione medica, qualora accertata, costituisce una condotta grave», ha detto, aggiungendo che non possono essere la politica o il clamore mediatico ad anticipare giudizi e sanzioni. «I medici non sono ausiliari delle politiche di sicurezza».
E ha chiesto di separare per legge la certificazione sanitaria dall’atto che autorizza il trattenimento. Oggi la firma che apre la porta del Cpr è la stessa che dovrebbe proteggere il paziente. Finché resta così, ogni no del medico rischierà di essere letto come un atto contro lo Stato.