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  • Conte vuole rompere col Pd o semplicemente conquistarlo? (linkiesta.it)
il 20 Settembre 2026

Conte vuole rompere col Pd o semplicemente conquistarlo? (linkiesta.it)

di Mario Lavia

Il grande dubbio

Il Movimento 5 stelle si prepara a votare una linea che chiede di fermare gli aiuti militari a Kyjiv, incompatibile con quella fin qui sostenuta dal Pd. Ora la segretaria deve scegliere se difendere l’unica posizione logica o sposare per sempre il Campo Lavrov

Ma Conte che fa, vuole rompere l’alleanza? Più d’uno, nel Pd, è assalito dal dubbio. Il momento della verità si avvicina. Perché la storia incalza: la storia piccola e quella grande. La storia piccola è quella della politichetta italiana che prevede nel weekend il voto del Movimento 5 stelle, nella kermesse “Nova”, proprio sul punto scottante degli aiuti militari all’Ucaina.

La posizione di Giuseppe Conte che verrà votata – e ovviamente approvata – non lascia spazio a interpretazioni: «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace. È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito». Questa formulazione che Conte porterà alla trattativa del campo largo non può essere condivisa dal Partito democratico. Se tenesse fermo il principio del sostegno pieno all’Ucraina, Schlein dovrebbe rompere. Ma i dubbi sulla tenuta del Pd sono leciti.

Aspettando Elly, c’è voluto Zoro, a Otto e mezzo, per fare chiarezza sulle armi in faccia alla segretaria dei Giovani democratici, Virginia Libero, che era lì sotto l’occhio ammirato di Per Luigi Bersani: «Quando è scoppiato il conflitto quella dell’Ucraina era una storia di resistenza, per cui una persona di sinistra vedeva in quella storia lì una storia di altri partigiani».

E Diego Bianchi ha aggiunto, con un ragionamento diretto proprio al tema posto dalla Libero: «Per fare cosa? Sì, la pace… la pace arrivava dopo. Prima usavano quelle armi, andavano a sparare ai nazisti e ai fascisti». Semplice, chiaro, giusto. Eppure Bianchi non è, secondo la tassonomia corrente della sinistra, un «bellicista». È una persona di sinistra, e lo è dichiaratamente, ma appartiene a una cultura politica nella quale la pace non cancella la distinzione tra aggredito e aggressore, né trasforma la resistenza di chi combatte per non essere conquistato in una colpa.

Una cultura diversa da quella che oggi si ascolta in una bella fetta del Pd, da Arturo Scotto a Pierfrancesco Majorino passando per Matteo Orfini e per quella galassia di posizioni che sembra avere smarrito la domanda preliminare: che cosa significa aiutare un Paese aggredito?

Dunque è ora che la segretaria del Pd dica la sua, e senza tanti giochi di parole. Proverà a mediare: Palazzo Chigi val bene una resa. Dunque, supercazzole si cercheranno per metterci una toppa. A meno che, come si comincia a sussurrare, l’avvocato del popolo non intenda andare fino in fondo e spaccare il campo largo sperando che il centrodestra non arrivi al quarantadue percento. Nessun vincitore, ma lui con le mani liberissime. Paladino del no al riarmo, cavaliere bianco del pacifismo integrale in vista di nuove elezioni nelle quali il partito russo – lui a sinistra, Roberto Vannacci a destra – potrebbero avere un doppio exploit.

Sarà pure fantapolitica, ma le intenzioni dell’uomo di Volturara Appula non sono chiare, e d’altra parte nella sua vita politica ha dimostrato di essere capace di tutto.

Tutto questo mentre la grande storia fa il giro. L’Europa vive un momento cruciale, come dimostrano il drammatico discorso di Donald Tusk al Parlamento polacco di pochi giorni fa e le parole di Emmanuel Macron di ieri: «Serve un piano per proteggere le nostre infrastrutture critiche dagli attacchi ibridi russi».

La Lituania ha approntato un piano di evacuazione di Vilnius. Bruxelles ha fornito nuovi finanziamenti a Kyjiv. E se Giorgia Meloni giochicchia col bollo auto, il centrosinistra non ha una linea. Così è ridotta la politica italiana nel momento più grave della storia europea degli ultimi decenni. Ma l’ora delle decisioni sta arrivando, per tutti: e il campo largo trema.

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