Bologna 2021/27 – La mobilità nelle urne (corrieredibologna)
di Marco Marozzi
La sfida
Matteo Lepore non vuole le auto private nel centro di Bologna. Scelta ideologica, culturale, quindi politica. Si tratta si raccontarla bene, spiegare quali e quanti motivi la sostengono, quali mezzi si usano per realizzarla, in quanto tempo. E molto altro ancora. Una buona occasione per farlo sarebbe l’onorificenza che il Comune di Bologna ha annunciato di voler dare entro quest’anno a Kimi Antonelli, il campione fresco maggiorenne che entusiasma il mondo della Formula Uno.
Un’incongruenza del sindaco? No, solo la necessità di una buona dialettica in politica per conciliare santi e fanti. Lepore vuole eliminare al massimo possibile il traffico privato nel centro di Bologna (con una domanda «Dove comincia e dove termina il centro?»).
A questo fine sono ideati e realizzati tutti i miglioramenti (chi vuole metta le virgolette) pensati in questi anni: i 30Km all’ora, i cantieri, il tram, un’ideologia complessiva che ha la sua statua in Andrea Colombo, l’ex assessore della «tangenziale sui viali per le bici» e recuperato da Lepore con un ruolo dirigenziale nei suoi piani del traffico.
La Bologna che viene dipinta da tutte le iniziative è obiettivamente anti-macchine private. Si offrono soluzioni alternative e insieme si rende impossibile la circolazione individuale. Lepore corre un rischio grosso e insieme fa un’operazione comunque coraggiosa, sapendo di scontentare molta gente.
Ma sa anche di poter contare su un bacino di elettori che nel 2027 lo potrebbe riconfermare. Olivio Romanini su queste pagine ha scritto un’editoriale per spiegare che i 30Km all’ora sono una cosa seria e per questo necessitano di una strategia seria, non solo cartelli ma controlli della polizia locale sul territorio. Alle elezioni conterà molto, non solo per i voti ma per il prestigio del sindaco uscente, che gli incidenti in città diminuiscano davvero.
La visione di Lepore sta in piedi solo se il suo richiamo al buon senso diventa una diversa cultura. Se è capace di spiegare che è giusto tifare per il velocissimo Antonelli e insieme rispettare i più deboli sulle strade: bambini, anziani, ciclisti, rider, pedoni. Essere al volante o in moto anche per dimostrare di essere più intelligenti di quelli che, qualsiasi cosa facciano intorno a noi, commettono errori pericolosi. La gara vera per il sindaco è questa.
Francesco Guccini non aveva la patente, Alessandro Bergonzoni ama le auto da corsa. Sono due bolognesi che è difficile non definire politicamente corretti. Merita un monumento chi per primo riuscirà a dimostrare e difendere concretamente il fatto che su sicurezza, traffico, tutte le scelte essenziali sono ideologiche, ma ogni governante di qualsiasi colore ha il dovere di vedere scendere le cifre luttuose. Chi fa politica ha voluto la bicicletta, da qua al ’27 la partita si gioca su chi saprà pedalare.
Lepore non ha solo il museo al Pilastro come cavallo di battaglia rispetto agli ultrà ambientalisti, ha anche la necessità, il dovere, di spiegare perché la Bologna a quattro ruote private secondo lui non ha futuro né civiltà. I suoi avversari non possono giocare solo a fargli sgambetto.
Qui ci rompiamo la testa tutti quanti.