Blitz dei federali a casa di Ilhan Omar. La deputata dem: «Non mi farò zittire» (corriere.it)
di Viviana Mazza
Il caso
L’indagine per possibili irregolarità nei documenti d’immigrazione
New York Gli agenti federali della «Homeland Security Investigations» (Hsi), una delle divisioni di «Ice» all’interno del dipartimento della Sicurezza interna che si occupa di indagare su crimini relativi all’immigrazione, hanno perquisito ieri l’abitazione della deputata Ilhan Omar a Washington. Il dipartimento di Giustizia ha confermato l’esecuzione di un mandato autorizzato da un giudice, nell’ambito di un’indagine penale federale.
Secondo fonti citate da Cbs, Fox News e altri media, l’indagine riguarda possibili irregolarità nei documenti d’immigrazione di Omar. Alcune ricostruzioni indicano che al centro del caso ci sarebbero i documenti compilati dal padre della deputata quando lei era minorenne. I dettagli non sono stati confermati pubblicamente.
La deputata del partito democratico, la prima somala-americana in questo ruolo, che è in corsa per la rielezione in Minnesota il 3 novembre, respinge le accuse e sostiene che l’operazione sia un ennesimo tentativo di intimidazione politica da parte della Casa Bianca: «Non mi lascerò zittire». Omar è una critica di lunga data di Trump. La perquisizione arriva a circa tre settimane dal voto di midterm e questa circostanza ha suscitato proteste tra i democratici.
Il dipartimento di Giustizia segue da tempo un principio di cautela: le indagini non devono essere gestite in modo da favorire o danneggiare un candidato. La cosiddetta «60-day rule» consiste nell’evitare passi come compiere perquisizioni nei due mesi precedenti a una elezione, ma non è un divieto legale assoluto, è una convenzione operativa non scritta, collegata al principio più generale di evitare di condurre un’azione investigativa che possa essere percepita come politicamente motivata e possibilmente influenzare il risultato del voto.
Al netto delle differenze con il caso di Omar, vengono in mente due casi recenti di interventi investigativi che hanno sollevato preoccupazioni di interferenze politiche nelle elezioni. Durante la campagna presidenziale del 2016, l’Fbi indagò sull’uso di un server di posta elettronica privato da parte di Hillary Clinton e il 28 ottobre, a pochi giorni dal voto, il direttore dell’Fbi James Comey annunciò che l’agenzia stava esaminando nuove email.
Nell’agosto 2022 (qui a 92 giorni dal voto) l’Fbi perquisì la residenza di Trump in Florida nell’ambito dell’indagine sui documenti governativi trattenuti dopo la sua presidenza.