Erdogan fa chiudere la tv dell’opposizione con un blitz in diretta (ildubbio.news)
La polizia irrompe negli studi di Halk tv, arresta 11 persone e commissaria la rete. Il leader del CHP, Özgür Özel: «Un giorno buio per la democrazia»
Un blitz all’alba della polizia ha messo a tacere una delle pochissime emittenti indipendenti nel panorama mediatico turco. Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella sede di Halk TV in pieno centro di Istanbul, bloccando gli accessi all’edificio, sequestrando la strumentazione e interrompendo bruscamente le trasmissioni in diretta.
L’operazione si è conclusa con il fermo di undici persone dipendenti e dirigenti del canale, tra cui diversi parenti e stretti collaboratori del presidente dell’emittente, Cafer Mahiroglu, la brutale nomina di un amministratore fiduciario governativo (legato al fondo pubblico TMSF) incaricato di prendere il controllo assoluto della rete rendendo incerto il futuro di oltre 200 professionisti che lavorano nella struttura.
La versione ufficiale delle autorità evoca un’operazione legata a una presunta inchiesta per corruzione, riciclaggio e turbativa d’asta nei confronti di Mahiroglu. Secondo i rapporti trapelati dagli organi inquirenti e dal MASAK (l’autorità turca di vigilanza finanziaria), all’emittente verrebbero contestati flussi di denaro sospetti, inclusa una presunta rete di transazioni illecite e flussi finanziari non registrati.
Accuse formali che, tuttavia, i vertici di Halk TV rimandano fermamente al mittente dal proprio esilio all’estero, denunciando la chiara natura politica dell’intervento. Halk TV rappresenta da anni il punto di riferimento informativo del Partito Popolare Repubblicano (CHP) e della galassia delle opposizioni laiche: spegnere i suoi schermi significa isolare milioni di cittadini turchi da qualsiasi narrazione alternativa a quella del governo. Il leader del CHP, Özgür Özel, ha espresso durissima condanna sui social definendo l’azione degna solo di un regime dittatoriale: «Coloro che nominano amministratori fiduciari per esautorare i comuni e calpestare la volontà del popolo, ora hanno commissariato Halk TV, seguita da milioni di persone, perché sono impotenti e vigliacchi».
L’assalto a Halk TV rappresenta il culmine di una precisa e metodica strategia attraverso cui il regime di Recep Tayyip Erdoğan sta consolidando in modo silenzioso, ma inesorabile, una deriva illiberale di stampo autocratico. Negli ultimi due anni, il governo turco ha preso il controllo diretto di ben dieci canali televisivi indipendenti o vicini all’opposizione (tra cui le emittenti di Can Holding e TELE1), sfruttando lo stratagemma normativo dei commissariamenti giudiziari.
Anche la Federazione Internazionale ed Europea dei Giornalisti (IFJ-EFJ) ha rilasciato una nota ufficiale congiunta con i sindacati turchi, denunciando il commissariamento come un «gravissimo attacco alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini all’informazione», definendo la giornata come «un risveglio cupo per la democrazia». L’autocrazia di Ankara ha progressivamente abbandonato i metodi repressivi più plateali per affidarsi a un sofisticato “golpe giudiziario”: una guerra legale condotta tramite una magistratura totalmente asservita, utilizzata per disarmare preventivamente le opposizioni prima che possano minacciare il consenso del presidente in carica.
Il legame tra il blitz e il disegno politico del regime emerge chiaramente dalla tempistica con cui è scattata l’operazione della polizia. Il sequestro di Halk TV è avvenuto esattamente nello stesso giorno in cui l’ex sindaco di Istanbul e principale volto dell’opposizione, Ekrem İImamoglu, era atteso in aula per dare inizio alla propria difesa all’interno del maxi-processo che lo vede imputato. Considerato da tutti gli analisti internazionali come il rivale più credibile e temibile per la leadership di Erdogan, Imamoglu si trova in carcere nel penitenziario di Silivri, dopo essere stato arrestato nel quadro di una massiccia inchiesta per presunti legami terroristici e corruzione municipale, accuse ritenute dalla comunità internazionale del tutto pretestuose.
All’interno di questo procedimento, la procura ha formulato una richiesta di condanna surreale che supera gli oltre duemila anni di reclusione, puntando a una definitiva interdizione perpetua dai pubblici uffici. Halk TV era stata l’unica emittente mainstream a seguire e documentare capillarmente le proteste di piazza nate dopo l’arresto del sindaco, le violenze della polizia contro i manifestanti e le manovre processuali ordite da Ankara per imbavagliare l’opposizione al “sultano”. Nel silenzio quasi assoluto delle emittenti di Stato e con il principale sfidante politico dietro le sbarre, il regime ha chiuso a chiave l’ultimo spiraglio rimasto sulla verità, lasciando la democrazia turca priva della sua ultima voce libera.