Lady Ashton: «Trattai con Putin, so che non si ferma. Presto accadrà qualcosa che cambierà il corso della guerra. E dobbiamo essere pronti a tutto» (corriere.it)
di Luigi Ippolito
Intervista a Lady Catherine Ashton, ex Alto rappresentante Ue per la politica estera: «Putin è spinto dalla Storia. E per Storia intende Madre Russia, non l’Unione Sovietica»
LONDRA – Il conflitto in Ucraina sembra essere entrato in una nuova fase, con gli attacchi indiscriminati delle forze russe sui civili e sulle infrastrutture di Kiev: dunque occorre prepararsi a ogni eventualità, ammonisce Lady Catherine Ashton, la baronessa britannica che è stata la prima, fra il 2009 e il 2014, a ricoprire il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, la posizione oggi occupata da Kaja Kallas.
«Ci deve essere un piano se arriviamo al punto in cui occorre prevenire la possibilità di una escalation della guerra: perché ciò che è sicuro è che la guerra non rimarrà al punto in cui è adesso — spiega Lady Ashton a margine della conferenza organizzata a Londra dal Gruppo Eurasia di Ian Bremmer —. Qualcosa accadrà nei prossimi giorni, settimane, mesi: non sappiamo dove, non sappiamo cosa, ma qualcosa accadrà che cambierà il corso del conflitto, al di là dell’escalation attuale. E noi dobbiamo essere pronti per questo e per le sue conseguenze: ma dobbiamo anche avere un piano per ciò che succede al momento in cui è possibile intravedere un modo di fermare le ostilità».
Intende dire che potrebbe esserci un allargamento del conflitto anche ad altri Paesi europei ?
«Intendo dire che le cose non rimarranno come sono e tutto può succedere. Ma potrebbe anche essere che gli americani esercitino maggiore pressione, o che ci sia un cambiamento in Russia, o qualcosa d’altro. Questa combinazione di pressione dagli Stati Uniti e dall’Europa, così come il desiderio della gente in Russia di vedere la fine del conflitto e altri fattori che non conosciamo, potrebbero cambiare il corso degli eventi molto rapidamente».
Ma è immaginabile una fine del conflitto con Vladimir Putin saldo al Cremlino?
«Al momento è difficile vedere una soluzione con Putin al suo posto, per il suo desiderio di mettere assieme la sua eredità personale e la sua visione della storia per la Russia. Putin è spinto dalla storia, dove la storia è la Madre Russia, non l’Unione Sovietica: ne va del posto della Russia nel mondo come superpotenza, non come potenza regionale. Putin è motivato anche dall’eredità che intende lasciare, e da questo punto di vista non andrà da nessuna parte a meno che non abbia successo in Ucraina, in qualche forma».
In quest’ottica, qual è la prospettiva di pace allora?
«Quando si parla di pace dobbiamo tenere a mente il punto di vista di Putin: che non ci può essere nulla per la Russia che non soddisfi la sua storia e la sua eredità personale, dunque un successo in Ucraina. Mettendo queste cose assieme, è difficile vedere come per lui ci sia un’altra opzione rispetto ad andare avanti. Ho trascorso molto tempo in passato a discutere con Putin: lui non è uno che si arrende. Ma quello che è chiaro è che lui ha già perso questa guerra: dunque, la domanda è come rendiamo l’Ucraina sicura, e dev’essere sotto un ombrello europeo».