20 anni senza Anna Politkovskaja. La giornalista che non smetteva di raccontare (ilbolive.unipd.it)
(Foto – Anna Politkovskaja a Mosca nel 2005 – Magnum Photo/Gueorgui Pinkhassov)
L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede. Nulla di più chiaro e dritto. E questo era, Anna Politkovskaja. Una giornalista, che non poteva non raccontare quello che vedeva, e che per questo è stata uccisa, proprio nel giorno del compleanno del presidente russo, il 7 ottobre 2006. Nell’atrio del suo palazzo, mentre stava per prendere l’ascensore, con le borse della spesa in mano. Vent’anni fa.
Anna Stepanovna Politkovskaja (nata Mazepa) era nata a New York nell’agosto del 1958, da genitori diplomatici sovietici di origine ucraina, e aveva dunque anche la cittadinanza americana. Laureata in giornalismo all’Università Lomonosov di Mosca nel 1980, diventa in poco tempo una delle voci più note e critiche della Russia post-sovietica. Dagli anni ‘90, è una delle firme di punta di Novaya Gazeta (adottiamo l’utilizzo della y nella traslitterazione perché è quello utilizzato dal giornale nelle sue comunicazioni internazionali, ndr), il giornale coraggioso e liberale che ha continuato a scrivere e denunciare i soprusi e le violazioni del regime di Putin. Fino a che ha potuto.
Come abbiamo raccontato anche su questo giornale, nel 2021, il direttore di Novaya Gazeta, Dmitry Muratov, vince assieme alla giornalista filippina Maria Ressa il Nobel per la pace. Fino all’invasione ucraina, Novaya Gazeta è rimasta attiva e sempre attenta a raccontare una versione non propagandistica della politica russa. Muratov vende la sua medaglia e fa una raccolta fondi in favore delle vittime ucraine. Ma ad un certo punto, dopo l’inizio della guerra, il giornale ha dovuto chiudere, ed è oggi un media in esilio, Novaya Gazeta Europe, con una parte della sua redazione attiva in Estonia e Lettonia.
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Nei suoi articoli, Anna Politkovskaja racconta puntualmente le violazioni dei diritti umani in Russia, in Cecenia, in Ossezia. Descrive, in dettaglio, tutte le orrende vicende della seconda guerra cecena, iniziata a fine secolo scorso, andandoci, in Cecenia, oltre 40 volte di persona, a parlare con chi lì viveva, e con i soldati e gli ufficiali russi che quella guerra la facevano sul campo. Cercano di fermarla più volte, l’avvelenano addirittura con un tè su un volo, mentre sta viaggiando verso l’Ossezia del Nord.
Il processo per l’omicidio di Anna Politkovskaja porta alla condanna di cinque esecutori materiali. Ma naturalmente non viene mai fatta chiarezza sui mandanti, tanto che nel 2018 la Corte europea dei diritti umani condanna la Federazione Russa proprio per questa mancanza. Nel suo giudizio, la Corte di Strasburgo, riferendosi a una precedente raccomandazione sulla necessità di “proteggere i giornalisti e altri professionisti dei media”, sottolinea che “nei casi in cui la vittima è una giornalista, è di massima importanza verificare le possibili connessioni tra il crimine e l’attività professionale del giornalista.” La Corte evidenzia che nel caso in questione questa indagine non è stata fatta. La verità processuale sulla morte di Anna Politkovskaja rimarrà incompleta, questo lo sanno e lo dicono pubblicamente anche i suoi figli e nipoti che pur continuano a raccontare e denunciare le violazioni russe. Nessuno dubita che questo omicidio sia legato in modo preciso e specifico al lavoro coraggioso e mai titubante di questa grande giornalista.
“Tenace e difficile da persuadere, una persona che non poteva essere manipolata in nessuna manieraVera Politkovskaja
Così la figlia Vera descriveva la madre Anna in un’intervista rilasciata a Corrado Formigli a La7 tre anni fa. Vera Politkovskaja è tornata spesso in Italia, e nel giugno di quest’anno, sempre a La7, in dialogo con Marianna Aprile e Luca Telese, è tornata a raccontare la vicenda di sua madre, che ha raccolto anche in un libro, uscito nel 2024 per Rizzoli BUR, “Una madre”.
Vera, che assieme al fratello Ilya, ha portato avanti le richieste di verità e dunque ha continuato a chiedere giustizia per l’omicidio della madre, ha vissuto a Mosca fino all’invasione russa dell’Ucraina. Poi ha deciso di andarsene. Oggi vive in una località segreta con la sua famiglia.
“Io scrivo la verità. Non contro di voi, non per il nemicoAnna Politkovskaja
Quando è fermata dai soldati russi, in uno dei suoi viaggi dalla Cecenia, Anna Politkovskaja tiene la sua linea. La minacciano, la trattengono, inscenano una finta esecuzione e poi la lasciano andare, sperano di averla spaventata. Ma lei non si ferma. “Uccisa per aver scritto la verità, semplicemente. Si chiama giornalismo” così Stefano Massini in un suo ricordo sulla giornalista, sempre a La7, in occasione del 15esimo anniversario della morte.
Abbiamo selezionato alcune risorse, tra libri, podcast e video, per conoscere il lavoro di Anna Politkovskaja, per capire come lei intendeva il giornalismo e il suo contributo mai esitante alla verità dei fatti. Ce ne sono ovviamente molte, moltissime di più. Non è una graduatoria, né una classifica. Sono le risorse che suggerisce chi scrive come punto di partenza per entrare nel mondo di quella che, per molte e molti di noi, rimane e rimarrà sempre una maestra del giornalismo onesto, quello che si fa nell’interesse pubblico e non per compiacere i potenti di turno.
Si chiama giornalismo. Leggere Anna Politkovskaja
La Russia di Putin. Anna Politkovskaja, Adelphi 2005. Questo libro, che ancora oggi ci offre una chiave di lettura preziosa sul presente, scrive la giornalista nell’introduzione, “parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati.” Un presidente che non è riuscito a estirpare il tenente colonnello che vive in lui e, dunque, soffoca ogni forma di libertà nella volontà ostinata di controllare i propri connazionali. Un libro, però, specifica anche che non è un’analisi della politica di Putin dal 2000 al 2004, perché quello lo fanno i politologi, ma piuttosto “un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia. (…) Io vivo la vita, e scrivo di ciò che vedo”.
E quello che Anna vede e racconta sono storie di soldati russi mandati al fronte senza troppa attenzione, carne da macello, di cui dopo la morte in tanti tantissimi casi non tornano nemmeno i corpi alle proprie madri che li aspettano, cercano, e non si arrendono. Di criminali di guerra russi in Cecenia, dei reparti speciali che vessano i cittadini ceceni, delle sparizioni forzate, le torture, l’impunità. Ma anche di Ossezia del Nord e di Inguscezia, dei processi farsa contro tutti quelli che vengono accusati di essere ‘terroristi’, degli avvocati imposti alle persone arrestate e che dunque non lavorano mai davvero in loro difesa, l’uso fazioso e creativo delle perizie psichiatriche.
Si appassiona e racconta casi specifici, come quello del processo contro l’ex colonnello Budanov, accusato di aver stuprato e ucciso una giovane cecena, che “ha portato allo scoperto tutti i nostri problemi, la nostra vita ai margini della seconda guerra cecena, la nostra condotta irrazionale riguardo alla guerra e al governo Putin, il nostro modo di distinguere tra colpevoli e innocenti nel Caucaso Settentrionale e, soprattutto, le alterazioni morbose subite dal nostro sistema giudiziario con Putin al governo e la guerra sullo sfondo.” Rimane colpita dalla reazione dei russi che si sono schierati con l’ex colonnello: “Viviamo in un paese tremendo. Le gesta del colonnello Budanov sono la norma per la maggioranza schiacciante dei russi. È un’aberrazione che si riscontra in un Paese in cui l’impunità è divenuta legge. In cui tutti sono impazziti. Dal primo all’ultimo, dalle alte sfere ai bassi ranghi.”
Una chiave per leggere il presente, appunto.
Quaderni russi. Sulle tracce di Anna Politkovskaja. Igort, Oblomov 2021. Una graphic novel pubblicata per la prima volta nel 2011, e rieditata dieci anni dopo. Igort, artista e intellettuale che conosce benissimo la Russia e l’Ucraina, e tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica, parte proprio dall’atrio del palazzo dove abitava Anna Politkovskaja, da quell’ascensore in cui ha tentato di rifugiarsi. Igort segue i passi di Anna, parla con le persone che l’hanno conosciuta. Un vero e proprio diario di viaggio e una indagine sul campo nella Russia post-sovietica e nel Caucaso, ripercorrendo la violenza e gli abusi della seconda guerra cecena e la progressiva eliminazione delle voci libere e dell’opposizione in Russia.
Anna Politkovskaja, Memorial site. Un archivio digitale costruito e mantenuto in diverse lingue, tra cui anche l’italiano. L’obiettivo è ricordare il lavoro di Politkovskaja attraverso i suoi scritti, le foto, i libri. Si possono leggere tutti gli articoli che la giornalista ha scritto dal 1998 al 2006, in russo, organizzati per temi, luoghi e naturalmente anno.
Anna Politkovskaja. La pagina dedicata alla giornalista dal Committee to Protect Journalists (CPJ), una fondazione americana dedicata alla libertà di stampa. Il lungo articolo ripercorre la storia della giornalista, le varie fasi del processo e dunque la mancanza di una completa verità giudiziaria, arrivando a gennaio di quest’anno, quando la targa apposta in ricordo di Politkovskaja sulla facciata del palazzo dove abitava e dove è stata uccisa, è stata vandalizzata e distrutta.
Vedere e ascoltare la storia di Anna Politkovskaja
Wikiradio. Il caso Anna Politkovskaja. Puntata del programma di RAI Radio3, curata da Marcello Flores, andata in onda il 19 febbraio 2014. Con frammenti dei testi giornalistici e pièce teatrale del 2005 “Donna non rieducabile”, scritta da Stefano Massini e interpretata da Ottavia Piccolo.
211: Anna. Italia, 2008. Pluripremiato documentario realizzato da Giovanna Massimetti e Paolo Serbandini nel 2008, ricostruire la storia della giornalista, che è la 211esima uccisa dopo il crollo dell’Unione Sovietica, attraverso filmati di repertorio e memorie dei familiari e amici.
In particolare, il documentario ripercorre i due eventi chiave legati alle guerre che Politkovskaja ha raccontato, la strage del teatro Dubrovka, in cui Anna Politkovskaja ha fatto da mediatrice nella negoziazione con il commando, e l’assalto alla scuola di Beslan. Il documentario ci fa vedere Politvkovskaja parlare degli attentati alla sua vita, e i suoi colleghi spiegare il grado di censura e pericolo che i giornalisti russi affrontano per fare il proprio lavoro.
Anna Politkovskaja – Una donna sola. Puntata del programma d’approfondimento storico Rai “La storia siamo noi“, realizzata da un altro grandissimo giornalista e inviato di guerra, Amedeo Ricucci, morto nel 2022.
Il ricordo al Parlamento europeo e le voci della dissidenza russa
Il 5 ottobre, in ricordo dei 20 anni dall’assassinio, c’è stato un omaggio anche al Parlamento europeo di Strasburgo, organizzato dai membri della sottocommissione per i diritti umani e della commissione per la cooperazione parlamentare UE-Russia del Parlamento europeo. Il dibattito è stato trasmesso in streaming.
Hanno partecipato Anna Victoria Politkovskaja, nipote della giornalista e attivista politica; Mariana Katzarova, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nella Federazione Russa e Kirill Martynov, direttore di Novaya Gazeta Europe.