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  • Dal Brasile all’Europa: l’ultradestra avanza e un certo populismo di sinistra le fa da sponda (valigiablu.it)
il 7 Ottobre 2026

Dal Brasile all’Europa: l’ultradestra avanza e un certo populismo di sinistra le fa da sponda (valigiablu.it)

di Nino Cortorillo

Il primo turno delle elezioni in Brasile conferma una onda di destra nel voto in America Latina.

Ormai, dopo Trump, non sorprende più l’elezione di leader di ultra destra. Bolsonaro figlio eletto con metà famiglia al seguito. Col padre condannato a 27 anni per tentato colpo di Stato.  Lula riproposto per la quarta volta inchiodato a una storia che appare senza alternative.

Così dopo Argentina, Cile, Colombia, Ecuador, Bolivia, Paraguay, e allargando El Salvador e il Venezuela formalmente con un governo di Maduro senza Maduro ma di fatto un protettorato USA. In tutto il continente, da nord a sud, resistono solo Canada e Messico. Salvo qualcuno pensi davvero a Cuba o Nicaragua. D’altronde chi va solo a L’Avana poi resta scioccato per cosa accade a Rio o Buenos Aires.

I motivi in parte sono storie nazionali, trascorsi militari e fascisti, ma molto illusioni populiste di un terzomondismo che ha evidentemente finito il suo ciclo storico. Se si promette la luna e ci si ritrova un paese al collasso permanente o con una iperinflazione a tre cifre le promesse durano poco.

Questa non è la destra militare golpista ma ne difende il suo ruolo storico. Decenni dopo si riabilitano e giustificano i Pinochet e i Videla. È la nuova destra che ha leader Trump adattato a una specifica via nazionale.

La realtà in Europa è in parte diversa ma solo in parte. Il 2027 che verrà, anticipato dalla Spagna con le elezioni annunciate da Sanchez per novembre, sarà anno elettorale in Francia, Italia e Polonia.

Il punto da cui partire, e che origina nei decenni passati, è la debolezza di quel centro conservatore che assorbiva e faceva argine alla destra estrema. Erano le origini del post Seconda guerra mondiale. Un centro conservatore e/o cattolico che restava ancorato all’anticomunismo e all’antifascismo. Quel confine che dava argini anche alla sinistra si è rotto. Spesso varcato dai nuovi barbari.

Quel ruolo si è sgretolato per più ragioni: attraverso la conquista del partito di riferimento dall’interno, vedi Trump con i repubblicani, o attirando consensi proprio in virtù del venir meno delle forze moderate, vedi Italia, Francia o Germania e contemporaneamente distruggendo i partiti storici, vedi Francia o Inghilterra o anche l’Italia.

Quel voto ora fluttua ed è permeato di istinti spesso antidemocratici.

D’altronde c’è chi ci spiega, lo sento ripetere da quando avevo 15 anni, che le persone votano a destra perché non c’è più una vera sinistra. Chissà se andranno a dirlo anche a Lula.

Migliorare la propria vita rovinando quelle altrui

Ci sono molte differenze con l’America latina ma tutte riconducibili a una stessa traiettoria politica. La Dottrina Trump, la ripresa volgare della Dottrina Monroe (linea guida della politica estera degli Stati Uniti, enunciata dal presidente James Monroe il 2 dicembre 1823 davanti al Congresso, secondo cui gli Stati Uniti devono considerarsi chiusi a ogni futura colonizzazione o interferenza da parte delle potenze europee), ha fatto davvero in pochi anni dell’America il suo cortile di casa. Salvo il Venezuela in attesa del primo voto libero, con il voto e il consenso aperto dei vari elettorati.

L’Europa non diventerà il cortile di casa. A Trump interessa depotenziarne ruolo economico e politico. Per farlo esiste una naturale e convergente intesa con la Russia di Putin e in parte minore con la Cina di Xi.

La fine di un’era. Trump e Putin alleati contro l’Europa

Una Europa debole, incapace di visione e strategie comuni, darebbe campo libero agli USA che vogliono abbandonare militarmente il continente (ora è Trump che grida fuori gli USA dalla NATO), la Russia che rioccupa parte del vecchio impero sovietico e riprende a esportare l’unico bene che ha, ovvero le materie prime, e la Cina che ci vedrà come un suo mercato privo di concorrenti. Nel mentre l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie in mano della nuova tecnocrazia USA guideranno la riorganizzazione produttiva.

L’avanzata delle destre estreme, sovraniste ma solo dentro l’Europa, e pronte al vassallaggio verso Usa, Russia e Cina, nelle prossime elezioni, o quella di parte della sinistra o pseudo progressista (parola che ognuno si appiccica a seconda del bisogno) nei prossimi 12 mesi, deciderà cosa farà e cosa sarà l’Unione Europea nel futuro.

Nella spinta alla polarizzazione politica estrema vincerà certamente la nuova destra (con marcate nostalgie fasciste se non naziste), ma se vincessero in una pseudo sinistra populista le tesi di riavvicinamento a Mosca per l’Europa non vi sarà futuro e forse nemmeno molta differenza.

Solo gli ingenui o i truffatori da tre carte possono pensare che il salario minimo o il costo degli immobili siano un programma del futuro europeo. O, come si legge spesso, il miraggio di nuovo debito a coprire ogni domanda, dai mille bonus e ogni protezione sociale a ogni possibile spesa.

Perché al contrario tutto sta dentro un quadro di prospettiva comune. La Francia ha debito, costo sugli interessi, crescita che sembra l’Italia dei primi anni 2000. Le piazze giovanili possono non saperlo ma le leadership che le muovono sì. E se non lo sanno o fingono o lo slogan è scassare tutto, siamo alla soglia dello scontro senza prospettiva.

Chi guarda con quasi orgasmo alle piazze francesi, dopo averli fatto con i gilet gialli, ricordi che dopo il ’68 venne De Gaulle. Stavolta verrebbe Le Pen. O fosse Melanchon, si troverebbero d’accordo su depotenziare l’Europa e darla vinta a Putin.

Non esistono più la destra o il centro di 30 anni e fa e stessa cosa è per la sinistra in tutte le sue diverse correnti. Esistono una consapevolezza e leadership all’altezza o basta sventolare qualche bandiera o rifugiarsi nei miti di paesi alla fame spacciati per paradisi in terra? Chi oggi ha compreso che siamo su un punto di svolta della storia, che abbia uno sguardo sul futuro, che capisca che di fronte alle tre potenze, o due e mezza meglio, serve esistere ed esserci?

Le pensioni e i salari e il welfare non li pagheremo col debito o una patrimoniale una tantum, ma con la crescita economica. Il welfare in Europa in 80 anni è cresciuto in misura inimmaginabile. Ma dentro un capitalismo in cui lotte e conflitto sociale hanno contribuito alla crescita della retribuzione. In parte dentro le imprese con l’aumento dei salari, in parte attraverso la fiscalità e il suo utilizzo. Ma a crescita zero, o praticamente nulla, quel lungo ciclo è fermo. L’Italia da 30 anni e la Francia ora ne sono la dimostrazione.

Tocca quindi leggere il piano Draghi o le parole di Carney che dall’altra sponda dell’oceano difende l’Europa?

Un continente debole, in ogni suo aspetto, si troverà di fronte non una vagheggiata e assurda idea di Helsinki 2 (dove nel 1975 fu concluso un accordo multilaterale – oggi sostenuto dall’UE come unico quadro di regole capace di garantire la pace senza cedere ai ricatti della forza militare – sulla sicurezza che stabilisce che i confini non possono essere cambiati con la forza e tutela i diritti umani fondamentali) ma una nuova Yalta (l’accordo di Yalta viene spesso invocato da chi, come la Russia nel contesto della guerra in Ucraina, cerca accordi tra grandi potenze per ratificare conquiste territoriali e imporre zone di dominio escludendo le nazioni colpite). Solo che stavolta non saremmo al tavolo dei vincitori e ci spedirerebbero solo le decisioni prese da altri. Dove si innesta in tutta la sua chiarezza la difesa di ogni Stato nazionale e dell’Unione Europea? A Kyiv non in Pomerania o a Nantes.

Se la Russia vincerà la guerra tutta, l’Europa sarà chiusa nella morsa tra Trump e Putin e Xi. Sarà un modello diverso dal Venezuela, ormai provincia USA, e da un continente sud americano passato dal sogno, o incubo, di aver un peso nel sud globale, che invece scopre che i suoi popoli preferiscono una destra ultra liberista modello Trump, Milei o Bolsonaro.

L’anno che verrà sarà terribile e ancora più terribile è pensare a un futuro vicino mentre si discute di altro, o molti parlano di pace tifando che chi ha voluto la guerra in Europa la vinca. Tenendo insieme un interpretato art. 11 della Costituzione col più prosaico ridateci il gas russo. Passare dal sogno europeo a fare affari, i loro ovviamente, con Trump o Putin.

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