Finanziare spot televisivi pro-Trump con soldi pubblici: è la nuova frontiera dell’assurdo oltrepassata dalle istituzioni di Washington. La spesa complessiva è di 20 milioni di dollari, candidamente attinti dal Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS). L’ultima trovata si aggiunge a diverse mosse dell’amministrazione per cercare di volgere a proprio favore le elezioni di metà mandato, un tentativo ripetuto e costante dell’amministrazione in carica.
Tra le pratiche c’è stato l’ampio uso del cosiddetto gerrymandering (consiste nel ridisegnare a proprio favore le mappe dei collegi elettorali), ordini esecutivi con restrizioni di voto, direttive all’indirizzo del Dipartimento di Sicurezza con l’obiettivo di depennare dalle liste elettorali i non-cittadini. Si aggiungono le innumerevoli accuse di elezioni rubate nel 2020, la promessa di un assegno di 5.000 dollari all’indirizzo di tutti gli elettori nel caso di vittoria repubblicana sia alla Camera che al Senato. Quest’ultimo, è uno scenario ad oggi altamente improbabile, che, tuttavia, costituisce una promessa remunerativa in cambio di un voto.
Poi, nel corso di questa settimana, l’Amministrazione Trump ha iniziato a inviare rimborsi da 500 dollari a chi ha pagato un prezzo eccessivo, a suo dire, per il cosiddetto Affordable Care Act (Obamacare) durante l’Amministrazione Biden – gli assegni riguardano circa 950.000 persone. Il 2 ottobre, Trump ha inoltre annunciato quasi 100 dollari per più di 20 milioni di anziani, in questo caso prendendoli dai fondi del Medicare Improvement Fund, fondo di circa 2 miliardi destinato al miglioramento dei servizi per il Medicare. Mance elettorali con soldi pubblici destinati alla sanità.
Novità sul menù, lo special, è l’arrivo di spot politici finanziati da fondi pubblici – manovra illegale per la legge americana – a cui l’amministrazione si riferisce definendoli “annunci di pubblico servizio”. A una richiesta di commento da parte del quotidiano USA Today, la Casa Bianca ha risposto così: “Il presidente Trump è il leader incontrastato, il miglior portavoce e un motivatore senza pari per il Partito Repubblicano, ed è determinato a mantenere le maggioranze repubblicane al Congresso”, ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Davis Ingle.
Nonostante alcuni temano ulteriori e maggiori azzardi che compromettano il sistema elettorale e democratico per le prossime elezioni, finora i tribunali e il Congresso hanno bloccato le riforme più desiderate (e pericolose) di Trump. Tra queste, l’obbligo di mostrare la prova di cittadinanza e e le limitazioni al voto postale – quest’ultimo tipicamente sfavorevole al presidente. Rimane il rischio di una ricerca spasmodica, non di un solo individuo ma di diversi impiegati dell’Amministrazione, di gettare fumo sulle elezioni e sulla loro correttezza.
Soprattutto adesso che si prevedono sempre più negative per il GOP. Le ipotesi che si aggiungono, poi, non sono delle più rassicuranti: invio di agenti ICE ai seggi, dichiarazione dello stato di emergenza o l’utilizzo dell’Insurrection Act – cioè il ricorso all’utilizzo dell’esercito sul suolo statunitense per sedare disordini civili.
“L’ultima volta che ha perso un’elezione ha incitato a un’insurrezione, quindi non credo che meriti il beneficio del dubbio su nulla”, ha dichiarato la vice addetta stampa del primo mandato Trump Sarah Matthews. “Non escluderei nulla su ciò che farà da qui al giorno delle elezioni per cercare di interferire, e su ciò che farà subito dopo”. Insomma il ventaglio di scenari possibili è tuttora molto ampio. Scenari che lo stesso Trump non esclude, come è emerso da un’intervista rilasciata al settimanale Time il 28 settembre.
“Penso che il presidente stia cercando di usare tutti i poteri a sua disposizione per controllare i risultati elettorali, e quasi tutti questi tentativi sono illegali, ma ciò non ha dissuaso l’amministrazione”, afferma invece Adav Noti del Campaign Legal Center, un gruppo di vigilanza no-profit che ha combattuto in tribunale alcune delle azioni dell’amministrazione.
L’inquilino della Casa Bianca si è mostrato consapevole in alcune occasioni della debolezza del suo partito alle elezioni di metà mandato. Consapevole anche dei risultati negativi che, di solito, ottengono i presidenti alle midterm. A questa tornata elettorale la situazione sembra negativa anche in stati in cui il GOP ottiene solitamente maggioranze molto solide. Tra questi, Iowa, Kansas, Texas e Alaska. Gli ultimi sondaggi, poi, indicano i democratici in vantaggio in nove stati chiave per la corsa al Senato, la camera più contesa.
Trump, però, non ha mai aspettato le recenti previsioni elettorali per scagliarsi contro il sistema di voto, è stato previdente. Poco dopo il suo insediamento ha firmato un ordine esecutivo con nuove regole sui documenti di identità degli elettori, che è stato bloccato. I suoi desideri si sono infranti sul Congresso, anche sull’obbligatorietà del documento di identità ai seggi, un tema su cui Trump ha pressato i repubblicani, a cui ha detto che non avrebbero più perso un’elezione per i successivi 100 anni.