In un clima politico segnato dai tentativi dell’amministrazione repubblicana di installare cartelli di avvertimento nei musei nazionali di Washington per denunciarne le presunte distorsioni ideologiche, la metropoli newyorkese riafferma la propria vocazione al dissenso. Il Museum of the City of New York (MCNY) ha infatti inaugurato il Puffin Foundation Center for Social Activism, una nuova ala permanente da 8 milioni di dollari ideata per documentare l’impatto delle lotte di piazza e dell’organizzazione politica nel plasmare il profilo sociale e democratico della città.
I quattro volti della protesta e i documenti della memoria
Il percorso principale si snoda attorno alla mostra permanente “Raise Your Voice: Activism in New York”, firmata dalla curatrice Sarah Seidman, un impianto visivo che rimodula gli spazi per dare voce a oltre due secoli di mobilitazioni popolari.. L’esposizione rinuncia alla rigida sequenza cronologica per strutturarsi attorno a quattro direttrici strategiche impiegate dagli attivisti nel corso di oltre due secoli: Manifestazioni, Organizzazione, Arti e Media e Azione Diretta. Un’impostazione dinamica che accoglie capitoli luminosi del movimento per il suffragio femminile, per i diritti LGBTQ+ e per la tutela ambientale, senza nascondere i momenti più controversi della storia cittadina, come la Hard Hat Riot del 1970, quando le maestranze edili si scontrarono violentemente con gli studenti in protesta contro la guerra del Vietnam.
Nelle sale si trovano anche testimonianze riemerse dopo decenni di oblio: dai taccuini dell’illustratrice Molly Crabapple alle maschere iconiche delle Guerrilla Girls, fino alla rubrica telefonica manoscritta da Gloria Steinem e a un manifesto elettorale del 1903 restaurato per l’occasione, testimonianza delle battaglie contro la corruzione politica di Tammany Hall.
Sostegno privato e radici indigene nella capitale del dissenso
La nascita della nuova sezione si deve al contributo continuativo della Puffin Foundation, organizzazione no-profit fondata da Perry Rosenstein per sostenere gli artisti e amplificare le voci delle comunità meno rappresentate. La fondazione affianca l’istituzione museale fin dal 2009, anno in cui fu annunciata la prima galleria dedicata all’attivismo. Quel percorso, culminato nel 2012 con la mostra Activist New York, si è concluso lo scorso luglio dopo aver registrato record di presenze.
“Cancellare o reprimere la nostra cultura condivisa sembra essere di moda in questi giorni, in tutto il Paese e un po’ più a sud di noi.” Con queste parole Neal Rosenstein, presidente della Puffin Foundation, durante la presentazione, ha sottolineato il valore politico dell’iniziativa, ponendola in aperto contrasto con la decisione del governo di destinare 84.000 dollari per segnalare presunti pregiudizi storici all’esterno del National Museum of American History della Smithsonian Institution. L’espansione del MCNY integra inoltre la mostra temporanea Halumii Ktapihna: Lenape Legacies and Futures, focalizzata sulla continuazione della cultura indigena Lenape attraverso l’arte contemporanea e la tutela linguistica, a quattrocento anni dall’acquisto olandese dell’isola di Manhattan.
La struttura del nuovo centro non si limita alla conservazione passiva dei reperti, ma sollecita la partecipazione diretta dei visitatori. La sezione conclusiva, intitolata “Your City, Your Move” trasforma lo spazio museale in un laboratorio civico operativo: accanto alle postazioni digitali per la creazione e il download di manifesti di protesta personalizzati