Archivio Bologna – L’attentato al duce (1-7 novembre 1926)
La Prefettura comunica: «l’autore dell’attentato al Duce, linciato dalla folla, è stato identificato nel giovine Anteo Zamboni,16 anni, figlio di Mammolo, tipografo di via Fondazza».
Anteo Zamboni e l’attentato al Duce
Il Municipio pubblica un manifesto in cui condanna «l’infame nequizia di un miserabile che ha tentato di mutare in un lutto di cui la mente non regge a misurare la gravità, quello che è stato tripudio di popolo. La Provvidenza ha sventato il piano diabolico».
Alla Casa del Fascio si espone la fascia mauriziana, forata dal proiettile, inviata in dono dal Duce. «È stata ammirata da molti con un senso religioso, fatto più intenso dalla frase ‘Niente può accadermi prima che il mio compito sia finito’, parole che infondono una magica sicurezza e costituiscono una corazza morale più sicura di ogni difesa materiale».
Si parla molto in città di complotto. «L’abilità degli avversari del fascismo, oggi ridotti a lavorare nell’ombra come dei banditi da strada, è questa: di non agire direttamente ma di sapere scegliere i soggetti atti alla effettuazione dei loro progetti criminosi».
A 8 anni dalla fine della guerra, si celebra la vittoria dell’Italia. Dopo le manifestazioni della mattinata, i combattenti si uniscono ai cittadini e ai fascisti nel solenne Te Deum per lo scampato pericolo del Duce. «Oggi nel nome dell’uomo che regge, con la forza del suo genio creatore, i destini della patria, le grandi memorie della vittoria e della rinascita fascista si fondono in un solo palpito di fede viva».
Il Maharaja di Alwar giunge a Bologna, «con un seguito di 10 dignitari e 6 servi. Prende alloggio al Baglioni, in un appartamento al terzo piano trasformato dai servi in una piccola reggia orientale ricca di serici drappeggi, di anfore preziose e di fiori. Il maharaja reduce da una visita a Mussolini a Villa Carpena dichiara: dovete chiamarvi fortunati di vivere in un paese che ha alla testa un uomo come Mussolini. E’ veramente un grande statista e la sua fama si è diffusa ormai universalmente».
Si tiene la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico, «che assume un caldo afflato patriottico per il conferimento della Laurea honoris causa in giurisprudenza alla memoria del laureando fascista Gian Carlo Nannini, caduto per la redenzione della patria e per la difesa della vittoria il 29 ottobre 1922 durante le gloriose giornate della marcia su Roma».