Può sembrare controintuitivo ma una delle tragedie del nostro tempo è che non abbiamo il senso del tragico.
Questo concetto caro agli antichi greci e fondamentale per l’intera filosofia occidentale che da esso prende le mosse (Nietzsche), è quanto mai attuale se si considera tragica la vita stessa “sempre sul punto di andare in pezzi, tenuta insieme soltanto da uno sguardo che ne colga nessi e strutture, là dove, nel fitto degli avvicendamenti e dei coinvolgimenti, ci adoperiamo ciecamente”. Così Claudia Baracchi, curatrice della collana Mimesis/Philo – pratiche filosofiche, nella prefazione al bel libro di Alessandra Filannino Indelicato, Per una filosofia del tragico. Tragedie greche, vita filosofica e altre vocazioni al dionisiaco (pp.214, euro 20).
Il sottotitolo indica la strada da percorrere se si vuole tenere insieme i pezzi di Dioniso dilaniato, i frammenti che compongono la nostra identità e gli aspetti spesso inconciliabili di una realtà così complessa da assumere più volte la forma di un caos ingovernabile che squaderna ogni progetto e disorienta.
Assumere la postura di una vita filosofica che sappia sostare in ciò che fa barcollare, nell’angoscia dello spaesamento e dell’incertezza, che presa “nella vertigine del sentirsi essere” provi ad ascoltarsi, a contemplarsi, magari rispecchiandosi nelle tragedie greche che, come ogni classico, “non avvennero mai ma sono sempre” (Sallustio). Così intesa la filosofia non è distaccata analisi dei testi ma ermeneutica esistenziale, messa in gioco di sé nel confronto con opere che ci raccontano ciò che di noi non sapevamo ancora: “mi sentivo accompagnata dal testo: come se il testo fosse lui lo spettatore, e lo spettacolo la mia vita”.
Un’opportunità filosofica ben evidenziata dall’asse Heidegger-Gadamer- Ricoeur, che qui si avvale però anche degli strumenti offerti dalla psicologia del profondo, specie, ma non solo, nella piega che ne danno Jung e Bernhard e nel confronto con i lavori sul mito di Campbell, Detienne e Kerényi.
Ma lo sguardo resta filosofico e il metodo biografico: “la filosofia del tragico, quindi, intesa come disposizione e postura, vuole com-prendere, cioè prendere e tenere insieme, la confusione che è il mondo” imparando a confrontarsi con esso così com’è e non la sua rappresentazione edulcorata che spesso ce ne facciamo, insegnando a “mettere in discussione tutto ciò che viene avulso dal mondo, nel parlare del mondo, e cioè, avulso dal divenire” per assecondare, al contrario, “una spinta tutta simbolica e mitologica di adesione alla vita”, che rifugge le secche della letteralità.
Questo approccio, che radica alla terra e invita a un pensiero incarnato e attento alle risonanze biografiche, richiede di non leggere le aporie e le messe in scacco del pensiero e della vita, “come paralisi esistenziali” ma come “opportunità di cambiamento, grazie ad un lavoro di scavo del testo” … leggi tutto

