È uscito per i Meridiani Mondadori “Lo spettatore critico”,
uno splendido volume che fa finalmente uscire alla luce un intellettuale grande, ma non celebre
È uscito per i Meridiani Mondadori, curato da Raffaele Manica con il titolo “Lo spettatore critico”, uno splendido volume dedicato a Nicola Chiaromonte: finalmente. Chiaromonte era parte determinante e autorevole di un gruppo di intellettuali che nel mondo, (nel mondo, non solo nella provincia italiana a egemonia conformista) sono stati i protagonisti di una generosa e talvolta temeraria battaglia anti-totalitaria, il meglio della cultura, chiamiamola pure così con qualche licenza classificatoria, liberal-democratica: Albert Camus, di cui Chiaromonte era amico e sodale, e poi Hannah Arendt, Mary McCarthy, Raymond Aron, Isaiah Berlin.
Chiaromonte è stato una figura così centrale da meritarsi addirittura più di una menzione in diverse e famose opere letterarie. Lo troviamo in “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg: “L’altro amico era Nicola Chiaromonte, grosso, tarchiato, con i riccioli neri. Tutt’e due questi amici di Mario erano in rotta con Giustizia e Libertà… Mario e Chiaromonte, a Parigi, due isolati”.
Nell’”Espoir” di André Malraux con il nome di Giovanni Scali. Nell’”Oasi” della McCarthy, che scriverà: “C’è un mio libro scritto nel ‘49 in cui è adombrata la figura di Nicola”. Poi nel “Dono di Humboldt” di Saul Bellow. E nell’”Abbecedario” di Czeslaw Milosz, di cui Chiaromonte farà conoscere in Italia lo splendido “la mente prigioniera”: “Ho conosciuto molte persone celebri, ma ho sempre tenuto accuratamente distinte celebrità e grandezza. Nicola non era celebre…
Ma Nicola e Silone rappresentavano ai miei occhi l’onestà intellettuale assoluta. Sono gli italiani più grandi che io abbia conosciuto”.
Chiaromonte era “grande”, tra i più grandi intellettuali italiani del ventesimo secolo, eppure “celebre” no. Perché? Perché, come si chiede Raffaele Manica nella sua introduzione, Chiaromonte ancora oggi, malgrado l’ammirazione che ebbe a tributargli la migliore cultura letteraria e politica novecentesca, “stenta a uscire alla luce nel posto che merita”?
Perché questo Meridiano assume finalmente il senso di far “uscire alla luce” una personalità così ricca e composita come Nicola Chiaromonte? Forse, perché, come suggerisce ancora Manica, uno scrittore che ha dato così tanto nel campo della politica, della letteratura, della filosofia, fu però pur sempre uno che si interessava di “politica senza essere un politico, di letteratura senza essere un letterato, di filosofia senza essere un filosofo” .. leggi tutto

