Questo biennio sarà ricordato come quello della svolta, ma non mancano incertezze.
L’opinione pubblica è continuamente distratta e al rimorchio del quotidiano (l’ultimo disaccordo tra le forze politiche), non attenta ai problemi di fondo (scuola, sanità, lavoro, pensioni, Mezzogiorno
Quale Paese lasciamo ai nostri figli? Abbiamo alle spalle (e sulle spalle) un’Italia che perde abitanti, con sempre più anziani, e quindi costi crescenti per assistenza e sanità. Una classe dirigente senza progetti per il futuro, con un forte deficit di durata. U
na crescente disaffezione per la politica e per i partiti. Un’economia in ritirata: se nel 2000 il reddito procapite era del 25 per cento superiore alla media europea, oggi esso si colloca di cinque punti sotto la media europea, come ha osservato Giorgio La Malfa commentando i dati dell’ultimo rapporto Svimez.
Il sistema produttivo fa pochi investimenti nel digitale. Il debito pubblico è ai livelli più alti della storia repubblicana, anche se il suo costo diminuisce, grazie agli interventi dell’Unione europea.
Però, in questo tragico biennio abbiamo scoperto alcuni punti di forza del Paese. Esso si percepiva come una società di individualisti, ma si è rivelato capace di un grande sforzo collettivo.
Era noto per il suo ribellismo, ha dato prova di sapersi stringere intorno ai suoi governi, anche se di maggioranze diverse, con quella che Janan Ganesh, nel Financial Times del 5 ottobre 2021 ha chiamato «enlightened docility». Appaiono sempre più fuori del proprio tempo i pochi che scioperano o manifestano. L’Italia era sfiduciata o piagnona, appare ora ordinata e persino patriottica.
Era tiepidamente europeista, sta cambiando idea grazie ai cospicui ausili che provengono dall’Unione. Nutriva sfiducia nei governanti e negli amministratori, assiste con ammirazione alla più grande operazione sanitaria della storia repubblicana, affidata ad un generale (una volta si sarebbe gridato allo scandalo).
Nonostante i tempi bui, ha fiducia nel futuro, se riesce ad alimentare una veloce e cospicua ripresa dell’economia. Insomma, nei prossimi libri di storia questo biennio sarà segnato come una svolta.
Non mancano, tuttavia, i punti deboli, che possono far dubitare delle prospettive future. L’opinione pubblica è continuamente distratta e al rimorchio del quotidiano (l’ultimo disaccordo tra le forze politiche), non attenta ai problemi di fondo (scuola, sanità, lavoro, pensioni, Mezzogiorno).
La democrazia è più debole, nonostante il vigore mostrato da alcune regioni e a dispetto del fatto che tentazioni autocratiche non attecchiscono: il fatto che al 31 ottobre scorso sui provvedimenti licenziati dalle Camere risultassero approvati 5379 emendamenti e che al disegno di legge di bilancio per il 2022 siano stati presentati 6290 emendamenti, indica che c’è un malessere nei rapporti governo – Parlamento, e che i governi non riescono a controllare le loro maggioranze (o, peggio, che cercano di intestare ad esse i provvedimenti che non hanno il coraggio di approvare a Palazzo Chigi) … leggi tutto
