di Matteo De Giuli
In questi giorni, lavandomi le mani in continuazione, ripenso spesso a una poesia di Borges, una delle prime cose di Borges che ho letto, durante l’adolescenza, e che avevo ricopiato su un quadernetto.
Si chiama “Istanti” ed è un elenco di rimorsi, una lista di cose che Borges avrebbe voluto fare e rimpiangeva di non aver fatto. Ma non è una poesia di Borges. È un falso, e di qualità piuttosto infima: avrei voluto viaggiare di più, essermi fatto meno problemi, aver avuto più momenti felici… Se solo potessi avere una seconda possibilità, “ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo”.
“Istanti”, con la firma di Borges, è diffusissima, erroneamente citata in articoli e libri, riportata su fotomontaggi di rose e tramonti, e letta in decine di video amatoriali su YouTube.
Per una di queste vie era arrivata anche a me, all’epoca, quando a diciotto anni non avevo ancora mai letto nient’altro di Borges né sapevo distinguere una bella poesia dalla paccottiglia … leggi tutto
