di Massimiliano Bratti, Luca De Benedictis e Gianluca Santoni
L’imprenditoria immigrata rappresenta una risorsa per il nostro paese, sotto molteplici aspetti. Le province dove è più alta la presenza di immigrati stranieri esportano di più all’estero e non solo verso i paesi di provenienza dell’imprenditore.
Immigrazione e commercio tra paesi
Secondo i dati Eurostat, nel 2019 era nato all’estero il 10,4 per cento della popolazione italiana (in valori assoluti 6 milioni e 298 mila persone): il 3 per cento era nato in paesi dell’Unione Europea e il restante 7,4 per cento in paesi extra-Ue. Rispetto agli altri paesi europei di pari dimensione economica, l’Italia si attesta su valori inferiori: nel 2019, su 100 abitanti, i nati oltre confine erano 18 in Germania, 14,2 nel Regno Unito, 13,9 in Spagna, 12,5 in Francia.
Numerosi studi hanno mostrato che la presenza di popolazione immigrata ha un effetto positivo sugli scambi commerciali fra gli stati di residenza e quelli di nascita degli immigrati. Nel trasferimento al paese di destinazione, infatti, gli immigrati portano con sé un capitale di informazioni e conoscenze inerenti al mercato del proprio paese che, se utilizzato, può tradursi in una effettiva riduzione dei costi di internazionalizzazione per le imprese nel paese di residenza.
Per mancanza di dati appropriati, la quasi totalità dei lavori scientifici finora condotti non è stata in grado di distinguere fra l’effetto sul commercio internazionale dovuto alla presenza nel paese esportatore di lavoratori immigrati e quello dovuto alla presenza di imprenditori immigrati: i primi permetterebbero di diminuire i costi di internazionalizzazione fornendo informazioni alle imprese, per esempio quelle in cui sono impiegati; mentre i secondi internalizzerebbero i vantaggi di una conoscenza “di prima mano” del mercato di destinazione nella propria attività d’impresa, nuova o consolidata … leggi tutto
