• Aferesi. Da cronisti che talvolta inciampano nella lingua italiana non si può pretendere dimestichezza con il napoletano. Sempre più spesso sui giornali si vede l’articolo determinativo lo anglicizzato anziché trascritto nel linguaggio partenopeo: o’ invece di ’o. Va da sé che nel primo caso l’apostrofo segnala la caduta della f di of, nel secondo della l di lo. Ed ecco infatti Ilaria Sacchettoni, che sul Corriere della Sera, occupandosi dell’attentato a Sigfrido Ranucci, riferisce: “Due degli arrestati conoscevano bene o’ nir, il camerunense Gomes Clesio Tavares”. (Fra l’altro, in napoletano nero si dice “niro”, non “nir”). L’indomani, sullo stesso argomento, Andrea Ossino si esibisce sulla Repubblica con questo incipit: “‘Nessuno si sarebbe fatto del male’. Ne erano certi. Lo aveva assicurato ‘quello’, come chiamavano il mandante. Tutto era stato previsto, organizzato, concordato: ‘Era nu’ cinema’”. Ma quale “nu’”! La forma corretta è “’nu”. Nella grafia napoletana, ’nu presenta un’aferesi, segnalata dall’apostrofo iniziale. Citazione classica da Le poesie di Eduardo (Einaudi) di Eduardo De Filippo: “Napule è ’nu paese curioso / è ’nu teatro antico, sempre apierto”. Fabrizio De André in Don Raffae’, composta con Mauro Pagani e Massimo Bubola, squaderna un’intera collezione di aferesi con l’apostrofo al posto giusto: “’o giornale”, “’o café”, “’o assessore”, “’e roulotte”, “’a croce”, “’o marito”, “’o gilley”, “’o Campari”, “’nu santo”, “’nu frate”. I giornalisti dovrebbero leggere almeno i testi delle canzoni. [27 e 28 agosto 2026]
• Punizioni. Volendo difendere Sigfrido Ranucci cacciato dalla conduzione di Report, Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, nell’editoriale di prima pagina finisce per affermare il contrario di ciò che pensa: “E come se non esistesse la magistratura, che può essere neutralizzata con gli abusi d’immunità quando tocca un parlamentare, ma non certo quando un lavoratore fa causa al datore di lavoro che lo punisce senz’aver violato alcuna regola, anzi dopo aver subìto un attentato”. Quindi il datore di lavoro ha punito Ranucci senza aver violato alcuna regola e addirittura dopo aver subìto un attentato. Sarebbe la notizia dell’anno se non si trattasse di un pasticcio sintattico in cui il soggetto implicito di “aver violato” e “aver subìto” coincide con quello di “punisce”, cioè la Rai. Per riferirsi correttamente a Ranucci, Travaglio avrebbe dovuto scrivere: “Quando un lavoratore fa causa al datore di lavoro che lo punisce, benché il primo non abbia violato alcuna regola e, anzi, abbia subìto un attentato”. Oppure: “Quando un lavoratore, pur non avendo violato alcuna regola e anzi avendo subìto un attentato, fa causa al datore di lavoro che lo punisce”. [29 agosto 2026]