Ranucci torna a citare tra i suoi scoop più importanti l’intervista a Paolo Borsellino mandata in onda su Rai News 24 (facebook.com/lincarcerato)
Lo ha scritto di nuovo nel lungo post ( a mio parere drammatico e con l’ennesima caduta di stile) contro Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti.
Peccato che i fatti raccontino un’altra storia. E l’avrò scritto innumerevoli volte fin dal 2019.
Lo scoop vero, quello dell’intervista trascritta fedelmente, lo fece Chiara Beria di Argentine sull’Espresso, nell’aprile del 1994. Fu lei a pubblicare la trascrizione letterale di alcuni brani della lunga intervista che Borsellino rilasciò ai giornalisti francesi Moscardo e Calvi. Senza manipolazione.
Quella che Ranucci mandò in onda anni dopo non era la stessa cosa. Lo scrive la Corte d’Appello di Milano nella sentenza del 21 gennaio 2008 che assolse Paolo Guzzanti dall’accusa di diffamazione: “è obiettivamente vero, nei suoi elementi essenziali, il fatto che l’intervista mandata in onda da Rai News è frutto di una alterazione”. La stessa sentenza scrive che nessuna manipolazione è ascrivibile ai giornalisti Rai, ma il confronto tra le due versioni resta scritto negli atti, punto per punto.
Confrontando il testo Espresso con quello trasmesso da Rai News, la Corte trova due differenze principali:
1) Manca il passaggio in cui Borsellino conferma che Mangano aveva davvero una passione per i cavalli veri (non solo come gergo per la droga).
2) La differenza più rilevante: nella versione Espresso, alla domanda se ci fosse un’intercettazione “San Valentino” tra Mangano e Marcello Dell’Utri sui “cavalli”, Borsellino risponde chiarendo che quella specifica intercettazione era tra Mangano e un componente della famiglia Inzerillo, non con Dell’Utri – che anzi, precisa, non fu nemmeno imputato nel maxiprocesso. Nella versione andata in onda, questa risposta chiarificatrice sparisce, e resta solo una risposta generica sui “cavalli da mandare in un albergo”, lasciando intendere che l’interlocutore di Mangano fosse Dell’Utri.
E quando Guzzanti chiese a Beria che fine avesse fatto la cassetta originale, lei rispose così: “L’ho consegnata alla vedova Borsellino perché si trattava dell’ultimo ricordo del giudice ucciso”. Sempre secondo quanto scrisse Guzzanti, la giornalista si disse “sconcertata e irritata” per l’uso fatto del materiale che aveva recuperato e pubblicato sull’Espresso.
Ecco di chi è davvero lo scoop. Senza alterazione. Il video era arrivato già alterato a Ranucci? Devo crederci.
Ma resta il fatto che Ranucci, quando racconta quell’intervista, tira in ballo le solte suggestioni che non trovano conferma nell’intervista integrale e non alterata. Questo è il rigore che ha imparato in 30 anni di giornalismo e che pretende di insegnare?