di Lina Bolzoni
Era giovane e bello, un grande artista al culmine della sua fama e della sua fortuna, conteso da papi e da principi, amico di poeti e letterati; era gentile con tutti, incapace di dipingere se non aveva accanto a sé la donna che amava.
E muore giovane, a soli 37 anni. Era Raffaello. Vasari ce ne offre, nelle Vite, un ritratto indimenticabile. «Non meno eccellente che grazioso», egli scrive «non visse da pittore, ma da principe»; la natura, che già si era fatta vincere nell’arte da Michelangelo, «volse ancora per Rafaello esser vinta dall’arte e da i costumi… sicurissimamente può dirsi che i possessori delle dote di Rafaello, non sono uomini semplicemente, ma dei mortali».
Eppure quest’uomo che sembrava un dio muore, giovane e d’improvviso, il 6 aprile 1520, stroncato da febbri forse nate da eccessi amorosi, forse malcurate dai medici.
Il dolore, lo sconcerto, furono fortissimi. Roma, dove Raffaello era stato al centro della vita artistica e culturale, non era più la stessa. «Io son sano … leggi tutto
