PICCOLA POSTA
Da questa inaudita vicenda, in un paese come l’Israele di Tel Aviv, viene una conferma del paradigma così arcaico, così hollywoodiano, secondo cui uomini stuprano e uccidono donne, e altri uomini vendicano donne stuprate e uccise: nel silenzio compunto degli uni e degli altri
Ieri, 23 novembre, finalmente un importante quotidiano italiano come Repubblica ha tradotto un intervento sugli stupri, le mutilazioni sessuali, lo spettacolo di esultanza, inscenati dagli uomini di Hamas il 7 ottobre. L’autrice, Tamar Herzig, è una storica dell’università di Tel Aviv. Ho detto “finalmente”. La vicenda è esemplare, e ci riguarda da vicino, riguarda la nostra affannata discussione di donne e uomini.
Lo scorso 15 novembre, Haaretz aveva pubblicato l’articolo di Allison Kaplan Sommer intitolato: “Le donne israeliane lottano per rompere il silenzio globale sulla violenza sessuale di Hamas”. Diceva: “Nei giorni e nelle settimane successivi all’attacco terroristico di Hamas, era chiaro fin dall’inizio che la violenza sessuale era parte del piano: non solo massacrare gli israeliani, ma anche ferire l’anima nazionale del paese. Le prove dei crimini sessuali sono state immediatamente evidenti a coloro che hanno recuperato i corpi, compresi quelli di donne che erano nude e portavano segni di brutalità e abusi”.
E denunciava l’incapacità o la reticenza delle autorità a trattare i “brutti dettagli”, magari con l’alibi di proteggere vittime e famigliari, così che “l’intera portata delle atrocità sessuali non era abbastanza precisata o documentata da meritare i titoli dei giornali nazionali o internazionali”.
Le agenzie dell’Onu preposte all’indagine sui reati sessuali, e agli stupri di guerra, divenuti così centrali per il diritto internazionale e i crimini di guerra almeno dalla guerra di Bosnia, hanno bellamente e “imperdonabilmente” (così la professoressa Ruth Halperin-Kaddari) ignorato la questione.

